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Cominciò la sua carriera a Memphis, ad appena 9 anni, con
la famosa 'The Memphis Jug Band' ed agli angoli di strada,
ed in questa città importantissima per il classic blues,
crocevia artistico ed esistenziale di tanti bluesmen, produsse
molto ma la sua memoria nella mente dei più è stata scritta
a Chicago, dove arrivò per la II volta nel 1953, su invito
del suo amico Eddie Taylor. C'era stato precedentemente,
alla fine degli anni 40, a Chicago, ma ritornò a Memphis
per incidere con la Sun Records di Sam Phillips, che diventò
poi la più grossa casa discografica meridionale (volgendo
al Rockabilly) e che nel 1952 cominciava a registrare con
fortuna gente come Little Milton, B.B. King, Sonny Boy Williamson,
Howlin' Wolf, Junior Parker, gente che non gli costò granchè,
anzi, furono gratuitamente 'prestati' dalla Chess in cambio
dell'uso di attrezzatura tecnica! Walter Horton era schivo
e pur avendo il talento da 'band leader' preferiva fare
l'accompagnatore ed ha inciso poco a suo nome e solo a partire
dagli anni sessanta. A Chicago suonò per praticamente tutti
gli artisti dell'epoca, collaborando ai dischi di Johnny
Shines, Jimmy Rogers, Otis Rush, Robert Lockwood, Tampa
Red ed altri e suonò tanto con la band 'All Stars' di Willie
Dixon, girando per i folk festivals Usa ed europei. Di analogie
e contrari con Little Walter ce n'è a volerli trovare. Entrambi
cominciarono la carriera giovanissimi. Poi il nome. Ai primi
tempi di Memphis il 'Little Walter' era lui, poi, a quanto
disse, fu lui stesso ad abbandonarlo per 'Big Walter' e
questo perché quando si incontrarono, a Memphis nel 1942
(Little Walter aveva appena 12 anni!) Big Walter capì che
non aveva senso chiamarsi uguale… così si tirò indietro
lui e divenne 'Big'… La faccenda puzza un po' di invidia,
come dire, accidenti questo tipetto qua ha un talento sfacciato,
aspetta che gli insegno qualcosina poi lo spedisco lontano
da qui (a Chicago per suonare con Muddy Waters ad es.) e
devo assolutamente distinguermi da lui, così è giusto che
io sarò il 'grande' e lui il 'piccolo'… l'abbandono spontaneo
del nome da parte sua lo leggo così… Ovviamente, essendo
più grande (nato nel 1917) disse appunto che insegnò lui
a Little Walter e che lo portò ad un buon livello prima
che questi se ne andasse a Chicago. Aldilà del nome (per
un certo periodo si chiamò anche con il brutto pseudonimo
'Mumbles') è assodato che entrambi furono fondamentali per
la storia del postwar blues in generale ed in particolare
furono gli armonicisti più importanti che definirono il
Chicago style. Ora però vorrei mettere Mr. Big Walter 'Shakey'
Horton su un gradino più alto. Con tutta l'ammirazione che
porto a Little Walter, io credo che Big Walter fu più importante
di lui, come musicista, in senso 'naturale'. La faccenda
potrebbe non essere alla pari, Big ha vissuto e suonato
fino a 64 anni, Little è scomparso a 38 anni e chissà cosa
avrebbe potuto fare ancora, magari poco, magari tanto, ma
stare qui a pensare cosa avrebbe potuto essere non serve
a niente e bisogna dire di quello che si ha, che è comunque
abbastanza. Del resto, anche Robert Johnson è morto giovanissimo,
ammazzato pure lui, ma ha fatto in tempo a lasciare un segno
indelebile nella storia del Blues. Il discorso che eventualmente
mi interesserebbe approfondire poi non è quello della quantità
o della qualità del materiale prodotto e ascoltato, quanto
quello della diversità di stile, l'impronta lasciata come
solista o accompagnatore, il linguaggio, l'artista, roba
che rimane pressochè immutata sia a 20 che a 50 anni, tolta
quella dose di maturità ed esperienza che può impreziosire
ma anche danneggiare. Quando dico che Big era superiore
a Little lo dico forse anche per la simpatia nei confronti
della sua modestia, qualità che ammiro sempre (perdono l'autocelebrazione
a pochi). Little Walter non lo era affatto, modesto, bene
per lui e per noi se ha cercato di imporsi con tutto ciò
che riusciva a fare. Invece Big Walter preferiva rimanere
nell'ombra e suonare, suonare ed il suo suono spiccava arido
e primitivo, non esplodendo fantasioso ed energico come
quello di Little Walter, ma insinuandosi in modo pacato
e secco nel tessuto musicale. Anche come toni erano diversi:
nella voce, più profonda e bassa quella di Big Walter, medio-alta
quella di Little Walter, nell'armonica, toni più alti per
Big e più mediani per Little. Nel complesso, la gara dell'accoppiamento
voce/armonica per questo la vince Big. Ma non è tutto qui.
La sua maggior grandezza deriva dal fatto del suo essere
in grado di suonare a largo raggio, con buona visione dell'insieme,
senza isolarsi, anzi facendo esattamente il contrario, divenendo
la parte più importante e senza voler essere leader lo diventa,
perché è lui che scandisce il tempo, da ritmo ed armonia
e dà l'impressione di poter fare esattamente tutto lui da
solo e ci si può aspettare che il pezzo prenda il senso
ed il ritmo che vuole lui, questo senza ammazzare gli altri
strumenti però. Tutto questo in che modo lo fa? In Big Walter
ciò che prevale è l'efficacia ritmica del pezzo, più che
quella armonica, e questa risultanza, in fondo, è l'essenza
blues, o perlomeno dei primi blues, cantati e 'battuti',
più che 'suonati'. Non costruisce una sopra l'altra un castello
di note, che alla fine del pezzo cadrebbero e non ci si
ricorderebbe più di loro, ma le scandisce una per una, chiare,
alte, solitarie ed affascinanti, nota per nota in senso
orizzontale, creando un 'nastro sonoro' che avvolge e che
non ha fine. Così il suo accoppiamento con la sezione ritmica
diventa eccezionale, ma anche la sua simbiosi con i fiati,
il sax in particolar modo, è interessante. Questo fu un
punto in comune con Little Walter, i loro 'esperimenti'
nella ricerca di un suono simile a quello dei fiati, dal
quale si evince il loro amore per il nuovo genere dell'epoca
anni 40/50, il be-bop, che imperversava anche a Chicago
ed in particolare l'interessamento a Lester Young, Louis
Jordan e per la band di Count Basie. A Chicago Big Walter
prese il posto di Junior Wells nella band di Muddy Waters
(a sua volta Junior Wells aveva preso il posto di Little
Walter: i due allora fecero uno 'scambio', causa l'improvviso
abbandono di Little Walter nel bel mezzo di un tour, che
poi andò a suonare nella ex band di Junior Wells -i mitici
The Aces- e quest'ultimo prese il posto di Little Walter
nella band di Muddy Waters). Suonò poco con Muddy Waters
a Chicago, purtroppo per Big che credo si sarebbe accovacciato
volentieri sotto le ali del Maestro, al contrario di Little
Walter che invece se ne andò proprio per non sottostare
alle leggi di Muddy… il quale appunto cacciò Big Walter,
non ne voleva sapere di qualcuno sempre ubriaco… Big Walter,
vita più lunga di Little Walter, ma piena di povertà e malattie.
Allora, qualche esempio a caso della sua maestria, perché
di questo si parla. 'Jumpin' Blues', da 'Mouth Harp Maestro'
del 1988, che contiene incisioni dell'epoca di Memphis,
è un gioiellino di poco più di due minuti, dal quale la
sua grandezza viene fuori, è una cura per le orecchie ed
i sensi sentire il risultato di quella compattezza e perfetto
senso del ritmo, gli strumenti ci sono tutti ma sembra uno
solo, un unico fluire di emozioni sotto forma di musica,
sentite lui come guida e sentite la base ritmica, della
quale diventa parte anche la chitarra, forse proprio per
non rompere quel defluire all'unisono di ritmo. Nel disco
troviamo anche quel misterioso personaggio tuttofare che
era Joe Hill Louis, quello di 'Tigerman', autore, suonatore
di percussioni, chitarra, armonica, morto a 35 anni di tetano.
Big Walter collaborò spesso anche con un altro 'uomo-orchestra'
attivo a Memphis negli anni cinquanta, Doctor Ross. Da 'Fine
Cuts', del 1978, 'Walter's Swing', lo stupendo duetto con
l'assolutamente mirato bel sax di Mark Kazanoff (che ritroviamo
anche in 'TigerMan' di Kim Wilson), quello che fa Big Walter
è qualcosa di unico credo e poi verso i ¾ del pezzo, prima
di zittire un attimo per far salire la chitarra, soffia
e risoffia verso un'unica nota… bellissimo! e la batteria
piena di swing, il basso che trotta sotto … sembra così
facile, classico giro swing ma… che tenuta! Non sarà roba
raffinata come il be-bop ma qua e altrove si tratta di blues
suonato da un bluesman che forse non sapeva di essere anche
jazzista verace! 'Need My Baby', con il soffio caldo del
sax che mitiga e sopra tutto la sua armonica a far da cornice
importante più del quadro ma gli esempi sarebbero tanti,
sto già impazzendo… 'Blues Harp Shuffle' così assolutamente
limpida e discorsiva… Altri due pezzi particolarmente belli
ed intensi che non mi stanco mai di ascoltare sia per come
li fa Big Walter sia perché sono già loro naturalmente belli:
'Can't Hold Out Much Longer', dall'apprezzabile 'Big Walter
Horton & Carey Bell' del 1972 ed ecco rispuntare fuori Little
Walter: il pezzo è suo e qualche volta li ho fatti gareggiare
uno dietro l'altro sul piattino… Little Walter, in un'alternate
take della canzone (da 'Blues with a feeling' eccellente
doppia raccolta della Chess collectibles, Vol.3) è tipicamente
scoppiettante, mentre Big Walter è rilassante. Il punto
in più va ancora a Big però, se non altro per la voce… poi
è favorito dalla seconda armonica ma soprattutto dall'uso
del basso, strumento di cui Little Walter, più votato per
la 'lirica' pura, avrebbe fatto sempre volentieri a meno.
Bè, poi che dire di questa 'Tin Pan Alley', da 'I Can't
Keep Lovin' You', uscito postumo come 'Mouth Harp Maestro'?
Qua le parole sono veramente sprecate, bisogna solo sentirlo
e tuffarcisi dentro. Di nuovo grande il lavoro del sax di
Kazanoff, ma quello che Big Shakey fa qui è qualcosa di
indescrivibile e di nuovo la bellezza della sua voce è pari
merito con l'emissione alta e calda della sua armonica,
grandissimo. E' un pezzo delicato nel senso di facile da
rovinare ma lui lo tiene sul filo della magia solo come
fanno i grandi e ce lo regala sospeso in aria e nel tempo.
Per ultimo, la sua influenza su quelli venuti dopo di lui,
perché la grandezza si misura anche dalla 'legacy' che si
lascia. Non saprei proprio dire quanti e quali esattamente
abbia formato direttamente ed indirettamente, ma io credo
semplicemente tutti quelli che sono venuti dopo, soprattutto
i bianchi, che hanno sempre bisogno di ispirarsi ai modelli
più alti e comunque chiunque che cercasse espressività e
tradizionalità, soprattutto i bianchi, che devono 'ricercare'
queste cose ed anche quelli che sembrano provenire da fonti
diverse e lontane, tipo William Clarke o Charlie Musselwhite,
tutti hanno qualcosa che gli somiglia ma nessuno è grande
e semplice come lui (un discorso a parte andrebbe fatto
per Kim Wilson, che ritengo essere in modo molto evidente
l'unico erede legittimo del suo stile). Vero è che ognuno
è grande a suo modo, ma Walter Horton lo era in molti modi.
Penso che perfino Sonny Boy II poteva avere qualcosa da
imparare da lui, sempre che quel qualcosa si possa insegnare.
Per me, Big Walter, è stato sottovalutato, e se questo è
successo è stato solo per colpa della sua incapacità a comportarsi
da star.
(SugarBluz)
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