|
|
by SugarBluz
Nacque Amos Blackmore Jr. a Memphis, Tennessee, il
9 dicembre 1934 ed i suoi genitori, coltivatori in Arkansas,
lo volevano cantante gospel e non avevano poi sbagliato
di tanto, data la sua profonda vena vocale "soulful".
Per fortuna però si dedicò al profano e ciò
permise ancora una volta al blues di crescere, di cambiare
e di annoverarlo nella sua storia come uno tra i migliori
armonicisti/cantanti tra la cerchia di quelli con un proprio
stile.
A Memphis, soprattutto nel periodo 1920-1940, vi si poteva
ascoltare di tutto: il blues, il jazz, il rythm&blues
e qualsiasi altra influenza e sfumatura della musica nero-americana:
Beale Street era la strada più divertente ed insidiosa
di tutto il Sud.
Il grande Big Walter Horton era là, così come
Howlin' Wolf, B.B. King, Muddy Waters, Arthur Crudup, Big
Mama Thorton e tanti altri
Little Junior Parker gli
abitava vicino e fu lui che gli diede le prime lezioni.
Da ragazzini Junior Wells ed Earl Hooker facevano già
coppia: salivano sui tram fermi al capolinea dove poi suonavano
fino al successivo, guadagnando qualche monetina ma soprattutto,
come in seguito raccontò Junior "
era la
possibilità di emulare i nostri eroi, di sentirci
dei veri musicisti".
Dopo che i genitori di Wells si separarono Junior, che aveva
12 anni, si trasferì a Chicago con la madre: l'interesse
per l'armonica era già grande a quel punto, soprattutto
dopo aver sentito Sonny Boy II attraverso il King Biscuit
Time.
Si narra che a 14 anni andò in città un giorno
ed è risaputo l'aneddoto (ma è troppo bello
per non raccontarlo anche qui) secondo il quale andò
al Monte dei Pegni dove aveva visto un'armonica, precisamente
una Marine Band prezzata due dollari, che doveva assolutamente
avere. Aveva lavorato come autotrasportatore tutta la settimana
e tutto quello che ci aveva guadagnato era solo un misero
dollaro e mezzo, così quando l'uomo dei pegni si
allontanò dal bancone, lasciandola appoggiata là,
Junior ne approffittò, lasciò il suo dollaro
e mezzo e prese l'armonica.
Al processo il giudice gli chiese perché l'avesse
fatto e lui rispose che doveva avere quell'armonica a tutti
i costi al che il giudice gli chiese di suonarla. Lui lo
fece e fu così che il giudice mise 50 cents sopra
il tavolo dicendo: "Il caso è chiuso!".
A quei tempi (1948) si intrufolava dentro un locale dove
Tampa Red, Johnny Jones, Big Maceo Merriweather e Sunnyland
Slim suonavano. Di questa storia c'è una versione
riportata da Junior stesso in questo modo:
"Il mio primo lavoro fu in un piccolo club in fondo
alla strada dove abitavo, tra la 22^ e la Prairie, con Louis
e Dave Myers. Tampa Red e Johnny Jones suonavano in un altro
club, chiamato 'Miss Tifford's Lounge'. Di solito andavo
là e mi sedevo di fronte al palco per sentirli suonare.
Un giorno Johnny Jones venne fuori dal locale e, vedendomi
suonare l'armonica lì fuori, mi chiese: - Perché
non vieni dentro? - Io gli risposi che non potevo perché
Miss Tifford non me lo permetteva. Così tornò
dentro e chiese a Miss Tifford se io potevo andare dentro
a suonare. Lei disse 'No, non può perché è
troppo piccolo e non va bene che lui stia qui. Conosco bene
sua madre, vive dall'altra parte della strada'. Così
Tampa e gli altri - dopo che Johnny gli raccontò
la faccenda - vennero fuori e pure tutta l'altra gente che
c'era venne fuori dove stavo suonando e rimasero lì,
intorno a me, saltando e ballando e divertendosi, andò
così".
Al di là delle vicende, vere o gonfiate che siano
(non dimentichiamo che anche la stampa americana adora impastare
per il pubblico storielle attorno ai 'personaggi'), Junior
aveva il suo gruppo, che inizialmente era un trio, con Louis
e David Myers, rispettivamente chitarra e basso, chiamato
'Little Chicago Devils' e/o 'The Little Boys', poi 'The
Three Deuces'. Diventò poi 'The Three Aces' e successivamente
con l'avvento del grande drummer Fred Below diventarono
definitivamente i 'Four Aces' e/o 'The Aces': suonavano
all''Hollywood Rendezvous' ed avevano una discreta reputazione.
Sempre più o meno alla stessa epoca e sempre sul
livello degli aneddoti, Junior andò alla corte di
Muddy Waters, che suonava in un locale sulla Chicago Avenue
(era il periodo di Jimmy Rogers e Little Walter). Junior
si fece accompagnare dal fidanzato di sua sorella che era
poliziotto, il quale si dichiarò responsabile per
lui di fronte al proprietario del locale, diventando una
specie di 'tutor' data la giovane età di Junior.
Muddy gli chiese se poteva suonare il tempo e poi gli disse
che l'avrebbe lasciato provare, con disappunto di Walter
che disse: "Che razza di nanerottolo!"
Junior salì su una scatola di coca cola per raggiungere
il microfono e raccolse ben 45 dollari di mance, suonando
negli intervalli tra un set e l'altro.
Nel 1952 quando Little Walter, esaltato dal successo di
'Juke', lasciò la band di Muddy nel bel mezzo di
un tour, Junior, che aveva 18 anni, prese il suo posto,
mentre il posto di Junior negli 'Aces' venne preso da Walter,
che li rinominò guarda caso 'The Jukes' ('Juke' fu
anche il motivo di discordia: veniva usata come sigla della
band e quindi Muddy, considerandolo un pezzo non esclusivamente
di Little Walter, ne incise una versione con altri musicisti
e Walter la vide come un'offesa, anche se già con
quel disco stava riscuotendo il suo personale successo).
Nel 1953, periodo in cui ancora lavorava con Muddy, fece
anche la sua prima incisione come leader per l'etichetta
'States Records', producendo il suo primo 78 giri, al quale
seguirono diverse altre facciate. Nella prima session era
accompagnato dagli 'Aces', dal pianista Johnnie Johnson
e dalla slide di Elmore James ed i primi due lati ebbero
un discreto successo, così la casa discografica organizzò
un'altra session, accreditata a 'Junior Wells and His Eagle
Rockers' anche se si trattava sempre dell'accompagnamento
degli 'Aces', questa includeva anche la versione originale
di 'Hoodoo Man'. La sua carriera fu interrotta però
dalla chiamata alle armi, che lo portò lontano un
paio d'anni, riuscendo però ad incidere nel 1954,
sempre per la stessa etichetta, un'altra session durante
il servizio e questa volta con Willie Dixon, Otis Spann,
Muddy e Odie Payne, registrazioni queste che probabilmente
andarono anche a rifornire i juke-box com'era uso a quell'epoca.
Questi pezzi del 1953/54 sono stati poi raggruppati, subito
dopo la scomparsa di Junior, dalla Delmark nel 1998, in
un dischetto riedizione del vinile chiamato 'Blues Hit Big
Town' uscito nel 1977, con l'aggiunta di qualche alternate
tracks.
Questo è quindi il primo disco di Junior, dove appare
ancora piuttosto grezzo e poco ricercato ma dal quale escono
le sonorità intense e genuine 'incamerate' fino a
quel momento a Chicago, un disco importante ma non significativo
dello stile di Junior.
Nel 1955 tornò definitivamente dal servizio militare
ma non più con Muddy, che nel frattempo aveva Walter
Horton con sè, mentre continuò la collaborazione
con i fratelli Myers. Un paio d'anni più tardi Willie
Dixon lo presentò a Mel London, che successivamente
lo fece registrare per le etichette Chief e Profile: è
il periodo delle bellissime e tipiche del 'Junior sound'
Messin' With The Kid, con il grande Earl Hooker, Come On
in This House e Little By Little.
Nel 1958 a Chicago, Junior, tra le altre cose, passava le
serate suonando da 'Theresa's' insieme a Buddy Guy, cominciando
qui un lungo sodalizio artistico che durò molti anni
ma non in modo continuativo, non perché non andassero
d'accordo (anzi la loro unione era pressochè perfetta)
ma 'per preservare le loro individualità singole'
come dissero loro stessi.
La musica di Junior fu sentita 'ufficialmente' dai 'bianchi'
per la prima volta in un concerto del 1962 (c'è incertezza
sulla data, forse addirittura un paio d'anni prima) all'University
of Chicago Folk Festival: un evento che si rivelò
prematuro per il pubblico, non ancora abituato al blues
elettrico (resistevano pregiudizi sull'amplificazione) e
che comunque da un nero con l'armonica si aspettava sempre
il suono acustico del Mississippi o Tennessee, che tra l'altro
Junior non possedeva a quei tempi se non come esperienza
primitiva, ma non come appartenenza allo stile [o meglio,
lo possedeva se fosse stato 'costretto' a suonarlo, ma in
quel periodo, sulla via diversa aperta dall'urbanesimo
era come chiedere di fermare il nuovo processo e tornare
indietro: (dico questo perché) non sarebbe poi stata
tanto strana una richiesta del genere, dato che i Lomax
ad esempio quando negli anni '40 scoprirono Muddy Waters
gli fecero incidere cose sì molto belle, ma piuttosto
'antiquate', non appartenenti più alla sua realtà,
ma fatte giusto per 'documentare' uno stile esistito precedentemente,
come dire noi siamo arrivati ora e tu adesso fai sentire
cosa ci siamo persi per fare il nostro archivio
].
Tornando a Junior, nel 1965, oltre alla sua pietra miliare
'Hoodoo Man Blues' uscì anche il primo omonimo album
di Paul Butterfield e questo fatto lo aiutò molto
ad imporsi con la nuova audience bianca, cavalcando l'onda
del successo del disco di Butterfield, che segnò
tra l'altro l'inizio del revival del blues. Suonò
nei clubs e colleges frequentati dai bianchi ed al Swarthmore
College Folk Festival e nel 1966 girò l'Europa con
l'American Folk Blues Festival.
Con Buddy Guy incise diversi LP, a partire dal primo mitico
LP 'Hoodoo Man Blues' nel 1965 e soprattutto dal vivo. Nel
1970 aprirono i concerti dei Rolling Stones, esibendosi
davanti ad un pubblico rock.
Tra i loro migliori (parere personale sempre discutibile)
dopo "Hoodoo Man Blues" stanno "Buddy Guy
& Junior Wells Play The Blues" del 1972 e "Buddy
Guy & Junior Wells-Last Time Around-Live At Legends",
uscito alla fine del 1998 per la Silvertone, entrambi squisitamente
blues, quest'ultimo da non confondere con quello inciso
da Junior nel giugno del 1997, pochi mesi prima di ammalarsi,
per la Telarc, "Live at Buddy Guy's Legends",
disco questo piuttosto 'carico' e d'ispirazione funky/soul/R&B,
senza Guy, ma con i fiati (tromba, trombone e sax), comunque
una chicca per gli amanti del genere.
Nel 1982 uscì per la Blind Pig "Drinkin' TNT
'n' Smokin' Dynamite", registrato dal vivo al Montreaux
Jazz Festival, con Pinetop Perkins e con il bassista dei
Rolling, Bill Wyman, classificato dalla critica 'ufficiale'
tra i dieci miglior LP Live di blues di quell'anno...
Wells ha registrato numerosi albums a suo nome durante la
sua lunga carriera e fu chiamato 'The Godfather of the Blues',
ma alcuni di essi non sono riusciti ad esaltare le possibilità
del suo talento straripante e non univoco, forse difficile
da incanalare anche per lui, inoltre ha omesso spesso e
volentieri l'uso dell'armonica per lanciarsi in esibizioni
canore vigorosamente funky-soul, portandosi dietro una nutrita
band, esibizioni queste che lo avvicinavano allo stile del
'suo idolo' James Brown, ma che anche lo allontanavano dal
blues.
Junior Wells si può considerare uno degli ultimi
di quella generazione di musicisti storici e 'tradizionali'
che crebbe musicalmente a Chicago, con un piede nell'ansia
del nuovo e l'altro invischiato nella palude.
Come uomo era risaputa la sua disponibilità e gentilezza,
soprattutto con i bambini, ai quali insegnava quando capitava
'tricks' dell'armonica, un interesse questo per i bambini
documentato anche dal numero della sua prole che è
davvero impressionante: 32 figli (a questo proposito in
un'intervista radiofonica gli chiesero come mai avesse sparso
mogli e figli in giro per il paese in quantità così
industriale e lui rispose 'Non mi chiedere il perché,
non lo so
Credo che siano state le loro mamme a volerli
'
ed ancora 'Li conosci tutti?' - 'Sì certo' - 'E ti
ricordi tutto di loro
le date di nascita e le altre
cose?' - 'Naaah
.').
Junior veniva dal sud povero ma aveva la grinta per imporsi
e dire: "Ehi, sono qua, posso suonare e non ho paura
della 'Big City' ".
Una cosa che tutti possono sentire è quanto Junior
si trovasse a suo agio sia in versione acustica o semi-acustica
sia in versione elettrica, in entrambi i casi con un risultato
estremamente personale ed interessante: dotato naturalmente
di una ritmica molto efficace e suggestiva ed aiutato dall'ottima
partnership con Guy, era in grado di impreziosire qualsiasi
cosa: il suo cuore (che lo fregò) era pulsante di
vita blues propria, anche staccato da tutto il resto (cioè
anche staccato dai soliti canoni).
Il suo approccio alla musica era generoso, senza risparmio
e quei suoni gutturali di gola che inframezzano i riff di
armonica e del cantato forse erano la sua grande caratteristica:
che fossero un inconsapevole retaggio ancestrale africano?
Un richiamo 'bestiale' che invece di provenire dalla foresta
arrivava diretto dal west-side di Chicago
dato che
Little Walter era forse più south-side, mi piace
pensare a Junior Wells invece come appartenente al west-side
e precisamente ad un west-wild-wild-side.
Era leader naturale, showman a tutto tondo, cantante dotato,
coinvolgente ed all'armonica possedeva un po' ogni cosa
dei Maestri: la grinta e la ricercatezza di Little Walter
(anche se l'esito del loro suono è ben contrapposto),
la profondità e l'attenzione ritmica di Walter Horton,
lo 'stilismo' puro di Sonny Boy II.
A 63 anni a Chicago se ne andò per sempre: malato
iniziale di cancro, fu però un infarto che lo mandò
in coma nell'autunno del 1997, dove rimase fino al 15 gennaio
1998, giorno della sua morte.
Presentandosi vestito come un 'dandy' impettito la stampa
lo paragonò ad un gangster dall'aspetto ricercato,
ma per noi lo era perchè 'sparava' colpi con la sua
armonica tagliente, potente, passionale, ansimante perchè
respirava invece di suonare, con una naturalezza ed un'attitudine
che appartiene solo ai grandi.
(SugarBluz)
|
|