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Carlos Johnson, durante le serate di Castel S. Pietro, ci ha offerto due facce diverse del suo modo di intendere il blues, e probabilmente quella meno blues è quella che, almeno dal suo punto di vista, gli permette meglio di esprimere la sua personalità chitarristica, che sembra volersi raccontare con lunghe schitarrate e assoli minuziosi a volte troppo costruiti, anche se comunque intensi, su una base ritmica piuttosto esuberante con un bassista di nome Sam Green alquanto esibizionista, e che a momenti sembrava distratto.
Johnson ha dimostrato di essere un chitarrista di sicuro talento, ma dovrebbe decidersi su che cosa preferisce suonare, cioè decidere se si diverte di più a fare  musica non facile da seguire come quella che ha fatto fino a un certo punto del concerto, farcita di soul, jazz e funk, con venature latine, oppure se lanciarsi  nella musica madre, con uno stile secco e magari un po' trattenuto, tipo l'inserto in stile Chicago, molto gradito e infilato giusto nel mezzo dell'esibizione, di "Down The Road I Go", forse  per compiacere almeno quella parte di pubblico accorso al blues festival che era voglioso di riconoscere finalmente qualche chiara sonorità blues, senza bisogno da parte sua di ricamarci eccessivamente per far vedere di saper suonare.
Dopo questo pensavo che prendesse la direzione giusta, invece il concerto è poi continuato sullo stile precedente (escluso un apprezzabile boogie non ben identificato, probabilmente di sua fattura),  sguazzando in lidi un po'  lontani dalla nostra musica preferita. Lidi sui quali non posso dire sia facile e naturale per me arenarmi e apprezzare, anche cercando di spersonalizzarmi. Gira e rigira c'è  poco  da dire. Uno può essere bravo fin che vuole, ma se non suona brani belli, significativi e coinvolgenti,  convincerà sempre così così.

Per fortuna, proprio come avevo sperato, nel finale è arrivato sul palco Jimmy Burns, che avrebbe dovuto suonare solo la sera dopo, per unirsi a lui in una breve, ma efficace jam session che ci ha portato, con estrema gioia, tre pezzi di vero Chicago blues, orchestrati  perfettamente dai due che  credo  avessero previsto questa uscita più di quanto sembrasse, con "I'm Ready", "The Sky Is Cryin'" e "Rock Me Baby"; saranno anche sempre le stesse canzoni, ma quando son fatte bene si ascoltano volentieri.
La sera dopo invece entrambi i fratellini Burns sul palco ad offrirci un po' di Delta elettrico da soli, e poi Chicago insieme a Carlos Johnson e la sua band, ma questa è un'altra storia, che qualcun altro desidera raccontare.


(Sugarbluz)
Tuesday, September 14, 2004

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