| Dopo l'esibizione dei Dago Red, gruppo italiano dalle sonorità acustiche, al quale è stato dato un ampio spazio di programma, è la volta dei fratelli Jimmy e Eddie Burns, i più attesi della serata. A dir la verità vorrei cominciare a raccontarvi dal soundcheck del pomeriggio nella tranquilla Piazza XX Settembre di Castel San Pietro, che a mio modesto parere forse per certi aspetti è stato anche più interessante del concerto in sé. Tant'è che poi alla fine eccomi a scrivere su questo. Vedere i due fratelli Burns salire sul palco e accomodarsi su seggiole da pianoforte imbracciando le chitarre ha avuto un effetto di nostalgia come può dartelo ripassare anni dopo lungo la Highway 61. In un soundcheck siamo abituati a vedere gli artisti, provare gli strumenti, il loro suono, ascoltare il volume dei monitor spia, spostare l'asta del microfono nella posizione più comoda, provare e riprovare magari un piccola frase di sax per poi dire frasi tipo "vorrei un suono più chiaro….oppure alzami un po' in spia….". Ma senza mai concedersi troppo…in fondo lo spettacolo è dopo.
Da buoni bluesman, e senza per la verità aver necessità di andare a sfoggiare sul palco ricercatezze sonore e soprattutto senza perderci troppo tempo, i fratelli si sono accomodati e hanno cominciato il loro concerto. Si dico proprio che hanno cominciato il loro concerto, senza risparmiarsi ma ascoltandosi dentro e facendoci ascoltare subito che aria tirava. Così funziona, quando sei talmente appassionato e sei un tutt'uno con la tua musica e sei sul palco non esistono momenti diversi, non esiste la separazione soundcheck/concerto.
Il Blues è anche questo, o ce l'hai lì a portata di mano e hai con lui la necessità di cantarlo come sai fare, o non ce l'hai. Non hai bisogno di troppi fronzoli, i problemi di pulizia di suono li lasci ai tecnici tu non ci pensi neanche, devi fare il tuo blues. E così è stato. "Night Shift" è il primo blues, tratto dall'ultimo CD Delmark "Snake Eyes" del 2002 che ha riunito i due fratellini. Ascolto per la prima volta la voce di Eddie dal vivo.."I'm sorry….", Jimmy l'avevo già sentito a Chicago e stasera è il fratello più grande la star si capisce subito. Ma non è mica questione di show, è qualcos'altro, è rispetto verso un fratello che ha sulle spalle tanto e tanto blues, è abbassare il capo verso chi ha suonato con Sonny Boy Williamson, con John Lee Hoooker vivendoci insieme la storia del blues. E' il rispetto verso chi come ha detto qualcuno "ne ha scarrozzato di cotone", ma è anche la storia di una famiglia che si ritrova sul palco e che non dimentica le proprie origini, le regole di un mondo passato che con Eddie rivivono attraverso le attenzioni del fratello più piccolo. La voce di Eddie è di un lirismo intenso, la timbrica è ammaliante come sa esserla quella di un vecchio bluesman che per poterla ascoltare dobbiamo cercarla solo sui vecchi dischi. Jimmy accompagna diligentemente la voce e gli interventi di chitarra di Eddie. Non credo ai miei occhi e orecchie e già mi sembra di essere di nuovo lungo la Highway 61…e le testoline che vedo accanto mi sembrano fiocchi di cotone tutti girati verso i fratelli Burns. Per non svegliare il mio sogno Eddie canta Lonely Man Plea…sempre da Snake Eyes:….Please, please, please, ….sometimes I wonder babe, babe c'mon on to me……"…la voce romantica ed istrionica riporta al sound di Jimmy Reed…di nuovo impantanati nel delta o nel bayou..con qualche donna..e una bottiglia di whiskey…di nuovo blues allo stato puro, d'altronde ero venuto qui per quello. Non c'è che dire dal Mississippi a Detroit, poi alla Louisiana, poi di nuovo al Mississippi fra la storia e gli stili Eddie sta portandomi su e giù per gli States….
Ci manca solo Chicago e a questo punto ci pensa Jimmy che imbracciata la chitarra intona "You better Watch Yourself". Da armonicista avrei voglia di salire lì sopra perché mi manca qualcosa…ovvero il suono di un armonica alla Little Walter…ma se Jimmy porta tanto rispetto ad Eddie io ne devo a lui..e alla piazza direi. Incuriosito e con lo stesso ritmo in testa comincio a ticchettare la mano sulla cassa che ho lì sotto, l'anello fa un gran rumore, sempre per rispetto mi fermo. Voglio proprio vedere come va a finire questa versione "light" di Jimmy che evidentemente vuol farci capire ancora meglio la geografia del blues. Un piccolo ma simpatico incidente col walking bass della chitarra, non rallenta l'esecuzione, che dopo scorre come se avesse dietro di lui Fred Below. E penso che tutti gli interventi chitarristici frizzanti di Robert Jr. Lockwood che hanno fatto la storia del Chicago blues per ogni chitarrista su questo pezzo, non è mica tanto facile riproporli cantandoci sopra e non avendo David Myers lì vicino. E questo signori è stato solo il soundcheck.
Ora passo la palla a qualcun altro io per commentare il concerto. Oppure si fa gioco di squadra?
[Il concerto dei fratelli Burns]
(Fred)
Tuesday, September 14, 2004
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