| James Mathis Reed nasce a Dunleith, Mississippi, il 6 Settembre 1925, è uno dei dieci figli di Joseph Reed e Virginia Ross buoni lavoratori della piantagione di Johnny Collier. La fattoria pullula di bambini che cominciano a lavorare come James sin da giovanissimi, il Blues è allora nel suo periodo popolare e la cultura nera ne è pervasa: il piccolo Jimmy avrà da subito musica per le sue orecchie. Lo spirito di emulazione e la passione per la musica lo portano sin da sette anni a cominciare ad apprendere i rudimenti della chitarra e dell'armonica. Entra in scena un uomo con il quale incrocerà più volte il suo destino e lo legherà al blues : un ragazzo di 2 anni più grande di lui, il suo amico Eddie Taylor di Benoit gli fa da maestro. L'ambiente è quanto di più prolifico possa immaginarsi per un ragazzo che vuole imparare il blues: Eddie, ad esempio, è custodito da una baby sitter (o se preferite Baby Sister!) che risponderà più tardi al nome di Memphis Minnie, e scappa con la sua bici tra le piantagioni e i juke joint a sentire i suoi miti suonare: Robert Johnson, Peetie Wheatstraw, Charlie Patton, Son House. Eddie e Jimmy crescono a blues e cotone. A 13 anni Jimmy lascia la scuola per andare a lavorare nella piantagione di Duncan, a quell'età ha poco di più della elementare alfabetizzazione, solo 3 anni di scuola, successivamente si sposta a Meltonia per un nuovo lavoro in fattoria. Quando non lavora suona la sua chitarra e canta nel coro Gospel alla Pilgrim Rest Baptist Church. Nel 1943 si trova coinvolto nel processo migratorio alla ricerca di migliori condizioni di vita verso il Nord, è a Chicago, come tanti del Mississippi, a cercar fortuna o più semplicemente un lavoro lontano dai campi.
Nella "windy City" svolge vari lavori e si arruola nella Marina, dove presta servizio fino al 1945. Dopo il congedo torna a Dunleith e sposa Mary Lee Davis con la quale partirà di nuovo nel 1948 alla volta di Gary, Indiana, dove troverà lavoro presso le Acciaierie Valley Mould. Colare l'acciaio non è quanto di più gratificante si possa trovare come occupazione, le giornate scorrono lunghe tra il caldo soffocante e i ritmi incessanti e la stanchezza verso quel lavoro massacrante spinge James ad approdare verso altri lidi a lui più congeniali: quelli della musica, del blues. Dapprima approfitta di ogni momento libero per dedicarsi alla studio della musica, non esistono lunch breaks di riposo, ogni attimo lontano dal lavoro è dedicato al perfezionamento del suo talento naturale e dello strumento per la sua profonda voglia di emancipazione. Comincia a comporre proprie canzoni, a volte anche a quattro mani con sua moglie e a suonare l'armonica spesso con The Gary Kings, la band di John Brim. Nel 1949 ritrova il suo amico di infanzia Eddie Taylor nel frattempo trasferitosi a Chicago, un anno dopo giunge finalmente alla decisione di tentare di vivere con la propria musica e si trasferisce di nuovo qualche chilometro più a Nord lungo il Lago Michigan, nel posto che è allora il centro del mondo per il Blues: Chicago, Illinois. La Jewtown di Maxwell Street, i Longue, i Juke Joint ed i Clubs del South e del West Side sono in fermento per il Blues, e Jimmy ed Eddie (caso strano stessa accoppiata di nomi come per i fratelli Burns) colgono anche la minima occasione per lavorare e mettersi in mostra suonando, a volte Jimmy accompagna anche con l'armonica tale King David. Con John Brim registra, insieme ad Eddie Taylor, "Tough Times" e lo strumentale b-side Gary Stomp per la Parrot, visto il successo Brim sarà poi contattato e messo sotto contratto nel 1955 dalla Chess. Non del tutto però la fortuna assiste Reed, e proprio dalla Chess Record viene scartato con Eddie Taylor dopo un'audizione, così deve trovarsi un lavoro: taglia e confeziona carne in uno dei famigerati e celebri stockyard del south side di Chicago, l'Armour Food. Nel frattempo alterna al lavoro anche esibizioni anche con Willie Joe Duncan, una figura curiosa e semisconosciuta oggi che suonava uno strumento ad una corda sola amplificato chiamato Unitar.
E' proprio a Gary, però, nel frattempo (1953) che viene fondata da Vivian Carter, deejay in una radio locale, e James C. Bracken suo marito, la VeeJay Records. I coniugi Bracken, che sono anche proprietari di un negozio di dischi a Gary, usano le iniziali dei propri nomi per creare la nuova etichetta discografica che segnerà una svolta nella carriera di Jimmy. Calvin Carter, agente della nuova casa e fratello di Vivian, lo nota suonare e chiede: "Hai delle canzoni scritte da te?" Jimmy risponde: "No, but I've got some I made up.": Reed, insieme agli Spaniels, saranno i primi artisti scritturati dalla VeeJay. Se Leonard Chess, allora più orientato verso i suoni urbani e aggressivi di quello che sarà poi denominato "Chicago Style" rispetto allo stile più "delta" di Jimmy ed Eddie, non seppe notare però il talento dei due, Calvin Carter dimostrò invece di essere un altrettanto lungimirante talent scout, ciò è suffragato dall'elenco degli artisti messi personalmente a contratto da lui: John Lee Hooker, Five Blind Boys, Staple Singers, Billie Boy Arnold. Negli Universal Recording Studio di Ontario Street a Chicago, Jimmy incide la sua prima sessione di registrazione: ne escono "High and Lonesome" e lo strumentale, "Roll and Rhumba, il primo singolo Veejay #100. La neonata etichetta però non ha possibilità di fare un'adeguata distribuzione e così il singolo esce nel Settembre del 1953 con l'aiuto della etichetta Chance di Chicago di proprietà di Art Sheridan, che sarà di lì in poi partner "segreto" insieme ad Ewart Abner dei coniugi Bracken, fino alla confluenza più tardi della stessa Chance nella VeeJay. Verso la fine dell'anno esce un nuovo singolo del Jimmy Reed Trio: (VeeJay#105) "Jimmy's Boogie" e "I Found My Baby", nessuno dei due singoli riesce però ad avere il successo di vendite sperato. Le sessioni di registrazione sono raccontate in maniera divertente dallo stesso Calvin Carter e ne esce fuori un personaggio quasi pittoresco che si fa sistemare il microfono dietro un drum case, che si fa spesso e volentieri suggerire le parole da "Mama Reed" la sua Mary Lee, (affinando l'ascolto in alcune incisioni si può anche sentire lei bisbigliare le parole), ma che soprattutto è il più delle volte completamente ubriaco. Carter racconta di aver tentato spesso la via della minaccia, ovvero farlo prelevare da un poliziotto la sera prima delle session, farlo sbattere in prigione, tirarlo fuori al mattino e portarlo sobrio in studio, ma Jimmy è tipo anche permaloso e rispettato nell'ambiente e Carter non si azzarda a mettere in atto il suo piano, forse chissà anche per preservare quel sound "trascinato". Il trio con cui incide è composto da Jimmy alla chitarra ritmica, voce e armonica, Eddie Taylor alla chitarra e Morris Wilkerson alla batteria, è un sound coraggioso: mentre nel dopoguerra in ogni città si svilupperà una sorta di rincorsa a creare un nuovo suono per i vecchi blues che vengono giù dal sud, rendendolo duro, elettrico, o arricchendolo di strumenti in combo sempre più allargati fino ad arrivare al primo R&B, Jimmy Reed si piazza lì in mezzo, laddove il suo stile non è qualificabile, non è riconoscibile ed è altresì riconducibile a tutti le correnti principali. E' autentico, vagamente country, vagamente delta, vagamente Chicago, Jimmy ha insomma i numeri per dire la sua, per vedere il blues a modo suo e lo fa in maniera tremendamente scarna e coraggiosa. Lo fa istintivamente con la voce: quasi sottovoce con il suo timbro dalle sfumature non urlate, quasi bianche, niente shouting ma quasi un crooning infarcito di dialetto del Mississippi. Con l'armonica diventa padrone indiscusso delle note dell'estremità alta della first position, innovatore dalle linee melodiche e accattivanti, sornione, quasi orecchiabile nella semplicità della successione delle note messe in fila. Il tutto costruito su una solida base di Delta suonando con la sua Silvertone dei licks "boogie woogie" sulle note basse combinati ad interventi e agganci ritmici e solistici di incredibile efficacia di Eddie Taylor. Jimmy porta avanti il suo progetto quasi noncurante di quanto accade tutti i giorni attorno a lui, mentre stanno esplodendo i santoni del blues elettrico di Chicago: Muddy Waters e Howlin' Wolf, mentre a Chicago gironzola un certo giovanotto, Little Walter, che colleziona con la Checker un successo dopo l'altro innovando la tecnica ed il sound dell'armonica. Eppure il suono di Reed diventerà inconfondibile, accattivante quasi irresistibile e sancirà il suo successo così come avverrà nel 1954: Boogie In The Dark" / "You Don't Have To Go" ( Vee-Jay #119), segnano il decollo della carriera di Jimmy Reed.
All'inizio del 1955 Reed si esibisce al Trianon Ballroom di Chicago in uno show organizzato dalla VeeJay accanto soprattutto ad artisti di R&B come Roy Hamilton, Big Maybelle, LaVern Baker e The Spaniels, e contemporaneamente gira per i locali del Sud con il combo di "Little Walkin'" Willie. A Marzo escono "I'm Gonna Ruin You" / "Pretty Thing" (Vee-Jay #132) ma il nuovo singolo rimane ancora all'ombra delle vendite della meravigliosa "You Don't Have To Go". Nella primavera del '55 Reed gira in tour per 5 settimane con gli Spaniels e poi fino alla fine dell'estate con i Cardinals, e con "Little Walkin'" Willie. "She Don't Want Me No More" / "I Don't Go For That"(VeeJay #153), escono ad Agosto ma senza un grande successo ed alla fine dell'anno Reed esce con la registrazione (Vee-Jay #168) "Ain't That Lovin' You Baby" / "Baby Don't Say That No More". Reed continua a girare in tour con il Cavalcade of Stars della Veejay nel mid-west con gli Spaniels e gli ElDorados e ad Aprile escono "Can't Stand To See You Go" / "Rockin' With Reed" (#186). L' 'A' side "Can't Stand" è un meraviglioso slow blues con una linea di basso eseguita dalla chitarra ed un massicio backbeat. A Giugno Jimmy Reed è la star del grande R&B show organizzato nella sua città adottiva, Gary, Indiana, con lui ci sono The Kool Gents, Magnificents, ElDorados, Willie Mabon, e il suo amico Eddie Taylor che ha inciso il suo primo lavoro personale per la Vee-Jay. Nella metà di Giugno del 1956 escono "My First Plea" / "I Love You Baby" (Vee-Jay #203), la disperata richiesta di amore di "Plea" è espressa in maniera del tutto particolare: l'atmosfera di "composta disperazione" è resa dall'accompagnamento ritmico essenziale quanto efficace che ricorda i primi lavori, dal lancinante solo di armonica e da una delle frasi più efficacemente allegorica ed al contempo enigmatica che si possa ascoltare nei blues di Reed:
Don't pull no subway, I rather see you pull a train Don't pull no subway, I rather see you pull a train You know I love you, love ya baby, girl, ya know it's a cryin' shame.
Dopo un lungo tour nel mid-south e nel southwest (Texas, Oklahoma, Arkansas, e Louisiana) in Ottobre vengono pubblicate la divertente "You Got Me Dizzy" e "Honey Don't Let Me Go" (Vee-Jay #226) ma Reed rimane vittima di un serio incidente stradale, la moglie è gravemente ferita ma torneranno ben presto on the road.
Il 1957 comincia con l'uscita (#237) di ,"Little Rain" / "Honey Where You Going". Rain è uno slow giocato su un'atmosfera incredibilmente intensa, si possono ascoltare piccoli passi nel grosso riverbero che accompagna la registrazione o se preferite come dice Jimmy un "little clock keep away the time", come se fossero gocce di pioggia che cadono, le chitarre di Eddie e Jimmy suonano la loro linea quasi all'unisono, quasi a perdersi insieme nella camminata sotto la pioggia. In contrasto è il B-side "Honey" un midtempo del quale ricordiamo oggi l'imbarazzante successiva somiglianza di She's Tough di Jerry McCain del 1960, (reso celebre dalla cover dei Fab-T Birds) preferito nell'Est, mentre "Rain" riscuote consensi nel Sud, ma è in primavera che uscirà il singolo forse più famoso di Jimmy: "Honest I Do" (#253).
Un memorabile hit per la VeeJay e per Reed, un brano dalla struttura armonica anomala per il blues, ma dall'intensità lirica prorompente, drammatico, con una melodia d'armonica che diventerà un must: famosa e fondamentale per ogni armonicista che vuole entrare nel "magico mondo" della blues harp first position. La ritmica si fa più insistente nel rullante in evidenza (rigorosamente riverberato come il charleston) e nel caratteristico crash di piatti alla prima battuta del solo di Reed, la voce di Jimmy è terribilmente "soulful" e potrebbe continuare a cantare per ore senza annoiare ma forse il segreto di Honest è proprio la sua melodia che la farà apprezzare e parecchio dal pubblico bianco. La continua popolarità di "Honest" sembra offuscare l'uscita di "The Sun Is Shining" / "Baby What's On Your Mind", ma dalla fine del '57 fino al Marzo del '58 Reed inanella una serie di successi: "You're Something Else"(Vee-Jay #270 ) e la meravigliosa "You Got Me Crying (A Valley of Tears)", (#275) che lo porteranno al top delle classifiche R&B. Seguiranno alla fine dei '50, altre uscite di un certo successo come "Down In Virginia", "Take Out Some Insurance", e "Going To New York". Due LP Vee-Jay : "I'm Jimmy Reed" e "I'm John Lee Hooker" avvicineranno un gran numero di nuovi blues fans ai due artisti ed al blues in genere. Reed in particolare è il favorito dei giovani: il suo sound è semplice, melodico ed essenziale. Quando la musica prodotta da Reed sembrava fosse sul punto di scomparire ecco arrivare il boom della folk music: l'inizio dei '60 sanciranno l'interesse del grande pubblico per l'American 'roots' music ed i suoi, fino ad allora dimenticati, musicisti blues. Ora i festival di Folk music pullulano di artisti come John Hurt, Furry Lewis, Bukka White, Jesse Fuller e di lì a qualche anno arriverà la British Invasion delle rock bands, costruita sulla influenza esercitata su questi artisti dai bluesmen americani: J.B. Lenoir, Muddy Waters, Elmore James, e naturalmente Jimmy Reed. Per la prima volta questi artisti possono contare su un pubblico eterogeneo, vengono sdoganati dai musicisti bianchi verso nuove numerose platee composte soprattutto dagli stessi bianchi. Il "rinascimento blues" sarà anche di stimolo per l'uscita di tre grandi successi di questo periodo: "Big Boss Man", "Bright Lights Big City",e "Baby What You Want Me To Do".
Jimmy è all'apice del successo e da lassù si può solo scendere, il destino vuole infatti che nel 1957 gli sia diagnosticata l'epilessia, prima latente ed ora invece entrata in maniera prorompente e grave nella sua vita con frequenti attacchi, ma questo non lo terrà troppo lontano dalle scene. Nel 1963 compie il suo primo tour in Inghilterra e appare allo storico pop music show della BBC: "Ready, Steady, Go". Il declino si avvicina lentamente insieme al problema ora sempre più serio anche dell'alcolismo e parallelamente alla fine dell'avventura della Veejay. Con la casa di Gary, Reed, ha registrato 14 albums e tantissimi singles, molti dei quali in classifica nella Race Music e nelle R&B charts. Finita l'esperienza VeeJay nel 1964, registra un album per la Vidid che viene pubblicato nel 1965. L'anno successivo registra per l' ABC-Bluesway e torna in tour in Europa nel 1968 con il "carrozzone" dell'American Folk Blues Festival, memorabile anche una sua esibizione all'Ann Arbor Festival. Dopo questa le performance live saranno sempre più rade, spesso lo vedranno in scena più attaccato alla bottiglia che al suo caratteristico reggiarmonica.
Nel 1968, nel suo storico "come back show" alla NBC, gli viene tributato l'omaggio dal re del rock'n roll Elvis Presley che registra una versione di "Baby What You Want Me To Do" una memorabile esibizione dove vediamo Elvis suonare la chitarra e suonare licks di Jimmy Reed! Ispira molti tra gli artisti bianchi del momento che diranno poi di averlo preso come riferimento: Rolling Stones, Grateful Dead, Steve Miller. Reed ricomincia a mettersi in movimento e nel 1970 va in tour con Clifton Chenier , registra prima per la Roker di Chicago e poi per la Blues On Blues nel 1971, poi per la Magic fuori da Chicago nel 1972 ed infine di nuovo per l' ABC-Bluesway nel 1973 alla quale si lega con un frettoloso contratto stipulato dal suo manager Al Smith. Esegue numerose registrazioni per la ABC ma è troppo vincolato dalla produzione che vorrebbe sonorità più in linea con i tempi: ritmica funk e chitarre con wha wha, il risultato sono lavori quasi inascoltabili per chi ha apprezzato il vero Jimmy Reed. Negli ultimi anni della sua vita sarà avvertito più volte dai medici per il suo alcolismo, ma sarà troppo tardi, durante un tour ad Oakland, California, il 29 Agosto del 1976 viene colpito dall'ennesimo attacco epilettico e muore a 51 anni per una crisi respiratoria. Jimmy è sepolto al Lincoln Cemetery a Blue Island, Illinois. Jimmy Reed è stato introdotto nella Hall of Fame della Blues Foundation nel 1980 e nella Rock n' Roll Hall of Fame nel 1991. Oggi rimane un capofila, uno di quelli che ha fatto la storia del blues: ha influenzato in maniera inconfondibile tutta la scuola della Louisiana dello swamp blues, da Slim Harpo, a Jimmy Anderson a Lazy Lester, fino ai combo della British Invasion, preferito forse e proprio per il carattere spesso melodico delle sue composizioni giudicate facilmente riproducibili rispetto ad un sound downhome difficile da interiorizzare per i bianchi. Resta l'immagine di uomo sornione e profondo, legato all'affetto della sua adorata Mary Lee che l'ha ascoltato più volte dire: "Speak the lyrics to me, Mama Reed!", del suo sorriso a mille denti e della sua brillantina, della sua lucente Silvertone e del suo caratteristico reggiarmonica, che sosteneva il "cilindro" da cui tirava fuori i magici giochi sulle note più alte, là dove le ance diventano così minuscole da farti sbagliare per un niente, là dove diventa difficile improvvisare e dare espressione alla tua musica, là dove se ti azzardi ad entrare sai che sei nel regno di Jimmy Mathis Reed.
(Fred)
martedì 31 maggio 2005
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