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 Hollywood Blue Flames - "Soul Sanctuary"
Dischi > West Coast Blues >  Hollywood Blue Flames

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La Delta Groove ci consegna questo disco che non ha il solo sapore nostalgico della riunione di famiglia, se qualcuno pensando al nome della band ha già immaginato di chi stiamo parlando, le Hollywood Blue Flames sono proprio loro: gli amici d'avventura di Michael "Hollywood Fats" Mann. Richard Innes prende di nuovo posto al seggiolino e impugna le bacchette, Larry Taylor imbraccia il contrabbasso, Fred Kaplan si accomoda al piano ed Al Blake scalda la voce mentre gira la manopola da "stand by" ad "on" del suo ampli valvolare dove sono attaccati microfono e  armonica. Sarà difficile prendere il posto di Michael Mann e chi diavolo avranno chiamato a rimpiazzarlo quelli della Delta per organizzare questa che sembra una di quelle riunioni dove i boss vengono da ogni dove per qualcosa di importante, una riunione da  mafia-movie italoamericano, tutti si chiedono: chi farà "il padrino"? Semplice, un ragazzo di 30 anni: Kirk "Eli" Fletcher di Lakewood, California. Subito può saltare in mente a qualsiasi persona con un minimo di sana malizia una serie di interrogativi: chi è quel pazzo che potrebbe accettare il confronto con Michael Mann? Chi sarebbe così incosciente di accettare sul suo stesso, purtroppo abbandonato terreno, un paragone con il predecessore? Chi, forse, è stato così furbo a chiamare proprio un ragazzo promettente ed al quale si potrebbe perdonare, proprio perché giovane, un così grande "affronto"? Certo, Fletcher era già stato chiamato per "Magic Soul Elixir" (2002) di Al Blake, dove le "Blue Flames" si erano già riunite ma con l'aggiunta di Junior Watson ed ora dargli la responsabilità per intero sulle spalle può sembrare un azzardo.  I "cattivi" potrebbero anche dire che la production della Delta abbia preferito scegliere e promuovere un cavallo della sua scuderia come Fletcher, perché non chiamare di nuovo  Junior Watson ad esempio, che nel frattempo se la spassa con un'altra produzione Delta l'armonicista Mitch Kashmar, o Kid Ramos che aveva già fatto coppia con Watson e gli ex Hollywood Fats Band in Mr. Blake's Blues del 1997 ? Blake (che è anche produttore del disco) ha una sorta di venerazione per il ragazzo il quale, sostiene, con lui si riesce a ricreare l'alchimia della Hollywood Fats Band. E poi  se il giovanotto nero di questi tempi fa parte stabilmente dei Fabulous Thunderbirds qualche numero lo deve avere! Eli Fletcher è cresciuto con Al Blake, ha suonato con Lynwood Slim, Junior Watson, Musselwhite, spesso è stato pescato per fare servizio con i Blues Revue di Kim Wilson che rappresentano oggi ciò che poteva essere nei '50 la Muddy Waters Band ed ha pubblicato sempre per la Delta Groove un album solista "Shades Of Blue" (nel 2003 per la Crosscut), per cui di credenziali sembra averne.  Ma sentiamo,  le "Blue flames" sembrano tenere acceso dunque il fuoco del blues o del ricordo di Mann? A differenza delle riunioni di famiglia già avvenute come detto nel 1997  e nel 2002 qua la band si presenta come Hollywood Blue Flames e    non nell'accompagnare Blake come solista (che sembra essere l'animatore, oltre che produttore, interessato dei ritorni, passatemi il gioco di parole, di fiamma!), sceglie poi un nome che fa espresso riferimento alla magica esperienza con Michael Mann e chissà se si tratta solo di una trovata di facciata? Per carità ognuno sa come vendere il suo prodotto ma alla fine proprio per questo penso che sia lecito fare paragoni per cui gira che ti rigira oltre il disco anche il paragone, ci scapperà sicuro.


Si parte energicamente con Flambed strumentale con la chitarra di Fletcher protagonista, le sonorità scelte fanno capire che non stiamo parlando nè di Hollywood Fats, ma neanche degli altri big della chitarra Weast Coast (Watson, Ramos, Zinn), troppo poco per dare un giudizio, piccoli accenni alla Bibbia chitarristica del Pacifico ma senza incidere in maniera particolare.


Nit Wit (di L.C. McKinley) parte bella, ritmo di jump incessante suoni che vengono da un'altra era, c'è un groove incredibile, ostinati riff di sax, Kaplan, saggio, sa dove toccare i tasti bianchi e neri, Blake istrionico modula la voce nel perfetto stile jump, e Fletcher fa cose deliziose.


E' la volta di "The Land of Calio Blues" , slow Blues in stile Jimmie Reed nell'accompagnamento, Blake si cimenta non nella diatonica in prima posizione ma con una buona  cromatica, lento nell'incedere e ipnotico come quando si parla si uno stile a metà tra downhome e swamp. Per la quarta track le Blue Flames scelgono uno shuffle di Jimmy Oden "Soon Forgotten"; salta subito evidente il vocione riverberato di Blake, non sembra riapparire la reinterpetazione di Muddy Waters sul Live at Newport e su I'm Ready, nè le atmosfere di classe di Roosevelt Sykes, traspare invece una certa dimestichezza di Kaplan e Blake verso questo "standard" visto che l'han suonato con il compianto William Clarke su Serious Intentions, ma decisamente con risultati diversi: da qua in poi la chitarra di Kirk Flecher dopo l'ottimo esordio comincerà ad essere meno scoppiettante.


He's A Blues Man: funk?....Blue Flames: funky? Certo… di classe e senza eccessi e giocato su sottili equilibri ritmici senza vigorosi colpi di slap bass o rullate statosferiche, certo Blake si dedica alla diatonica e Kaplan gli fa da contrappunto alla Johnnie Jonhson per questo blues che non è un blues..."Se vuoi essere ricco e girare in limousine, se vuoi andare lontano, non suonare il blues, questo è il blues uomo!"  Mi verrebbe da pensare che queste verità sconcertanti su chi si dedica al blues forse le sappiamo già ed infatti questa song sembra solo un piccolo divertissement  che sembra regalarci veramente poco se non un po' di respiro a chi magari sente il fiatone scalando la montagna del blues. Senza spina dorsale.


 Jo Angelyn è strumentale con piano ed organo, tremendamente rassomigliante a Chitlin' con Carne, altra pausa sull'irto sentiero del blues.


I'm A Lucky Lucky Man, mai titolo poteva essere più azzeccato per chi sognava di riascoltare il sound che fece grande la band: finalmente la Hollywood Fats Band, blues, blues, blues! Blake scende alle sue frequenze basse mood quasi da baritono o basso con l'intonazione difficile da tenere, quasi fatte apposta per parlare di blues e non cantarlo, con rullante e piatti riverberati in pieno stile Chicago (anzi Chess), e contrabbasso che incede potente, Fletcher è discreto e sta nel tone della vecchia Band, Kaplan si lascia andare  per questa che è tra le migliori track del disco intero.


Introduzione scoppiettante di armonica acustica per Black Cat Bone promettente all'inizio, il ritmo che sembra essere lì sul punto di decollare sembra camminare poi con il freno a mano tirato forse appesantito dalla ritmica di Fletcher, il quale si incaponisce su un riff cervellotico e al limite del vocabolario blues. Il blues (che non riprende l'original di Lightnin' Hopkins) cammina comunque lo stesso ed in alcuni tratti la band sembra riprendere la buona via quando Kirk Fletcher si lascia andare in solo sui due minuti avanzati del pezzo, lasciando a Kaplan l'onere dell'accompagnamento e la differenza si nota.


Atmosfere rarefatte e jazzy, armonica acustica, caratterizzano Soul Sanctuary, Kaplan lancia col piano la melodia e chiama, chitarra e armonica fanno il contrappunto rispondendo, la chitarra di Fletcher in solo esplora sonorità alla Kenny Burrel ma con risultati non all'altezza: poche idee, solo Kaplan tira avanti la baracca. Finalmente ancora jump blues,ironico, con My National Inquirer Baby  graffiante, riff di sax e "puoi leggere della mia ragazza sul National Inquirer", di classe, ma la chitarra? Kaplan la fa ancora da padrone, facendo saltare la tastiera del pianoforte....a questo punto abbiamo perso le tracce di Fletcher cercheremo anche di lui sul National Inquirer.


Entra Coco Puffin: Hammond, armonica dal suono grasso e graffiante chitarra dai toni discreti, voce con riverbero un po' troppo "spaziale", come gli altri questo slow blues non sembra regalare grosse emozioni se non nel trasporto che Kaplan mette nel solo d'organo, anche qua Fletcher esegue il compito dapprima poi si lancia in solo con stile simile a quello di Ronnie Earl, forse troppo simile. E' il momento del solo di armonica di Blake quando però la song sembra essere andata già fuori del tempo massimo consentito, troppi questi 7,00 minuti per chiedere a Blake di dire ancora qualcosa di interessante e catturare l'attenzione dell'ascoltatore dopo estenuanti assoli.


Eccoci arrivati al momento delle tanto attese Bonus Tracks, messe lì come si fa con il pc: "copia e incolla", già due tracce prese pari pari da Magic Soul Elixir, come diceva un noto conduttore tv "la domanda sorge spontanea": erano così belle da doverle riproporre o il lavoro fino ad ora era un po' "leggerino" e così è stato rimpolpato di due buone vecchie incisioni? Certo mi metto nei panni di chi ha acquistato Magic Soul Elixir e si ritrova un paio di track identiche in questo disco e magari aveva sperato di ascoltare realmente qualcosa di nuovo. Le track sono "Big Foot's Boogie" e "You're Sweet". Le ho ascoltate fino alla noia e non si tratta di reincisioni, sono proprio loro, prese copiate e incollate su questo disco.Lascio a voi le considerazioni e continuo a raccontare come se parlassi di brani non ascoltati fino ad ora, lasciatemi solo dire che queste sono tra le migliori track di questo disco.


Finalmente Jump: e che classe, saltellano le spazzole a tempo di swing, con Big Foot's Boogie il piano di Kaplan fa gorgheggi di puro boogie woogie e il basso di Larry Taylor insieme al walkin' bass di Kaplan vanno a braccetto....semplice essenziale ma efficace, fa ballare i piedini sotto il tavolo questa che è definita solo  La seconda bonus track, ed ultima del disco, vede un ospite prestigioso e se non l'avevate ancora capito quel signore all'armonica che accompagna questa versione acustica della "You're Sweet" di Jimmy Rogers, è lui: il marziano dei marziani della Blues Harp, Mr. Kim Wilson. Torna alle atmosfere downhomne delle "Memphis Barbecue Session" per partecipare alla riunione di una band importante, per chiudere quell'ipotetico triangolo degli '80 negli States i cui vertici erano: il Texas, di Wilson, i fratelli Vaughan ed i Fab T-Birds, la East Coast dei Roomfull of Blues di Earl, Robillard e Norcia e la Weast Coast della Hollywood Fats Band e William Clarke. Chissà se allora anche Kim Wilson  avrà apprezzato l'opera dei californiani e chissà se oggi qualche volta sogna magari di aver sul palco coi suoi Blues Revue, Hollywood Fats, ed allora sì che ci saremmo divertiti.  Viene da chiudere così, forse proprio col rimpianto che Michael Mann avrebbe potuto dare ancora tanto, forse più di quel che è riuscito a infondere a distanza a Fletcher su questo disco, il quale putroppo perde l'inevitabile confronto: alla fine dei conti la sua presenza è evanescente per buona parte del disco ed il vero protagonista delle Blue Flames è Kaplan, mi spiace ma il risultato è questo: "vecchietti"-giovani:1-0! Infine ci chiediamo se questo disco sappia tenere alte le fiamme del ricordo di Michael Mann e del blues in generale, forse sì nel secondo caso, ma non a riaccendere l'incendio che scoppia prorompente quando gira sul piatto quel disco del 1979, putroppo forse sbagliamo a chiedere di più e non a caso ci accendiamo solo quando qualche track di questo disco ce li ricorda troppo da vicino. Putroppo il paragone è però inevitabile, emotivamente.E sembra voluto dalla stessa produzione.  Oggi, le Blue Flames possono essere orgogliose però di mantenere viva, nel secondo caso, la fiamma ardente del blues. Il disco nel suo complesso non è quanto di meglio ci si potesse aspettare dallo "squadrone" rimesso in campo, ma sa tenere viva la tradizione rinnovandola, rendendola fresca ed attuale e gettando un ponte che parte dagli anni '50 dalla tradizione del blues della west coast e non solo. Nella loro musica c'è George "Harmonica" Smith, Walter Horton, T-Bone Walker, James Cotton, Big Joe Turner, Lloyd Glenn, Roy Brown, Eddie "Clean Head" Vinson, Pee Wee Crayton, Percy Mayfield, e ci sono loro stessi che rappresentano ancor oggi la "guida", i capofila, di uno stile che vive rigoglioso a distanza di decenni e sa produrre ancora qualcosa di autentico nel panorama blues mondiale, quel West Coast style frizzante e richiesto, come non mai ora.Forse è stata la consapevolezza di questo ruolo, di questa "rendita" artistica, però a non far bruciare di vere fiamme il disco o chissà magari a North Hollywood era finita la benzina da buttare sulle Flames e magari farle accenderle come si deve.






Song List:
1. Flambed (inst) (1:54)
2. Nit Wit (2:16)
3. The Land of Calio (3:27)
4. Soon Forgotten (3:57)
5. He's A Blues Man (4:20)
6. Jo Angelyn (inst) (5:09)
7. I'm A Luck, Luck Man (2:57)
8. Black Cat Bone (2:30)
9. Soul Sanctuary (inst) (3:16)
10. My National Inquirer Baby (2:37)
11. Coco Puffin' (7:11)
BONUS TRACKS
12. Big Foot's Boogie (inst) (2:10)
13. You're Sweet - with KIM WILSON (4:07)

(Fred)

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