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| Kim
Wilson in concert |
La spedizione di “Bluesiana” in terra
svizzera in occasione del Lucerne Blues Festival si
andava pian piano configurando come un’esperienza
memorabile, data la qualità degli artisti presenti
e la possibilità di riabbracciare dopo tanti
anni un “soul-brother” come Enrico Crivellaro,
autentico talento chitarristico italiano, l’unico
seriamente esportabile.
La possibilità di incontrare e intervistare una
nostra personale leggenda vivente come Kim Wilson,
malgrado gli accordi preventivi con lo staff del festival,
sembrava però un’ipotesi remota quanto
surreale. A dire il vero, il poterne fantasticare
per un mese pareva già abbastanza, già
sufficiente a placare la sete di blues di una manciata
di irriducibili appassionati. Così siamo capitati
al sound-check pomeridiano e lì pensavamo già
di assistere ad una favola.
Poi invece, a volte, le cose decidono di andare per
il verso giusto ed eccoci qua a raccontare di un pomeriggio
indimenticabile, di una persona sicuramente speciale,
approcciata da star e salutata con un abbraccio.
Kim è stato fantastico e non solo sul palco.
La sua modestia e semplicità sono imbarazzanti.
E' in un momento felice della sua vita e si vede,
lo lascia trasparire da ogni sguardo, da ogni sorriso,
dalla voglia di scherzare e di divertirsi. Lo si capisce
quando si trattiene sul palco fino alle quattro del
mattino per rendere onore al blues, in una sorta di
celebrazione della musica che ama.
Kim Wilson è uomo da cui prendere più
di una lezione; questa, inaspettata, appartiene allle
più profonde.
***
Ci siamo presentati a Kim Wilson e lui
ha accettato volentieri di scambiare quattro chiacchiere
in completa non-ufficialità, Riccardo con coraggio
(nonostante l’emozione), ha iniziato con qualche
domanda supportato da Tiziana e dalla bluestruppen
Bluesiana.
D – La tua generazione
rapprenta un po’ l’anello di congiunzione
tra i grandi del blues, con cui hai avuto modo di
suonare condividendo conoscenze musicali, e le nuove
generazioni di musicisti. La tua visione d’insieme
del blues, soprattutto alla luce di quelle esperienze,
è necessariamente più chiara e completa
rispetto a quella di noi giovani appassionati.
Dove sta andando il blues e quale pensi che sia
il suo futuro?
KW–
(ndr. si scurisce in volto) Difficile
prevedere il futuro del blues. Non so, a volte sono
preoccupato. Le nuove generazioni sembrano poco
interessate. Sì, ci sono dei buoni giovani
chitarristi in circolazione ma francamente non vedo
all’orizzonte nuovi armonicisti in grado di
portare avanti il discorso iniziato dai grandi del
passato… Purtroppo la tendenza dei giovani
è quella di imitare, perché imitare
rende la vita molto facile.
D – Hai una visione del
blues molto limpida e “corretta”, pensi
di dedicarti con maggiore frequenza alla produzione,
magari di artisti emergenti che potrebbero sicuramente
beneficiare di una guida quale la tua?
KW–
No, ho fatto qualcosa in passato ma sono principalmente
concentrato sulla mia musica. Inoltre i buoni musicisti
non hanno bisogno di una produzione, prendi il caso
di Troy Gonyea…hai sentito il suo ultimo disco?
Beh, ascoltalo e capirai che gente come lui può
benissimo fare tutto da sé, senza la necessità
di un produttore…
D – Il tuo motto è
“tradition not imitation”,
a noi sembra particolarmente appropriato alla luce
della tua musica…
KW– Sì, è
esattamente così! Cerco di essere fedele
allo spirito dei grandi ma allo stesso tempo…è
la mia musica, la mia interpretazione. E non potrebbe
essere altrimenti dato che, onestamente, non è
possibile suonare i vecchi pezzi originali come
li avrebbe suonati l’autore (ndr.
Il riferimento è ai vari Little Walter, Sonny
Boy, Walter Horton, George Smith).
Ho sempre cercato di cogliere l’essenza dei
grandi maestri (ndr.
cita inoltre Lazy Lester, James Cotton, Junior Parker,
Junior Wells),
da ognuno ho appreso un diverso approccio allo strumento
e ho provato a fondere il tutto nel mio stile.
Non credo alle contaminazioni nel blues. Ciò
non significa che non debbano esserci evoluzioni:
prendi il caso di Albert King o Little Milton; nella
loro carriera hanno spesso suonato cose molto originali
e lontane dallo stile canonico…ma non importa,
puoi sempre sentire, senza possibilità di
equivoci, che si tratta di blues! Non mi piace il
rock-blues, sono due cose diverse… La chitarra
rock è stata inventata ed è morta
con Jimi Hendrix. Il tentativo di fondere blues
e rock è, a mio avviso, sterile: il risultato
non è efficace e si finisce per suonare qualcosa
che non funziona né come blues né
come rock.
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| Kim
Wilson's new cool release |
(ndr. A mio avviso quanto
detto da Kim non è in contrasto, come alcuni
potrebbero ritenere, con la sua attività legata
ai Fabulous Thunderbirds: continuo a pensare che la
loro musica non si tratti di rock-blues; bensì
di rock-n-roll e r&b, stili che hanno una connotazione
ben precisa, soprattutto nella realtà americana.
Fuori dagli States associamo spesso il rock-n-roll
esclusivamente a personaggi quali Chuck Berry, Little
Richard, Elvis, ecc. Ma cos’è la musica
dei T-Birds se non una particolare versione aggiornata
dello spirito di Chuck Berry & co.? Basta guardare
da dove abbiano attinto nel corso degli anni: nient’altro
che l’eccellenza del r&b e del blues. Altra
cosa sono il rock-blues di matrice britannica e la
produzione di innumerevoli chitarristi americani dell’ultima
generazione.
Il termine di ‘american music’,
anche se può sembrare generico, per la musica
dei T-Birds è quanto mai appropriato, se vogliamo
farli entrare in una classificazione musicologica:
musica moderna che prende spunto e deriva direttamente
dalla tradizione americana e che quindi può
(=deve) comprendere matrici di rock’n’roll,
di R&B, di blues… in pratica… quella
musica che già negli anni settanta non veniva
più fatta… tutto quello che più
piaceva a Kim & Soci e che ascoltavano con nostalgia
per radio, nei dischi, ai concerti dei bluesmen sopravissuti,
ecc.).
D - …ribadisco l’esattezza
della sua “visione” citando l’esempio
di “Your Funeral and My Trial” inciso
su “My Blues”, in cui il pezzo risulta
decisamente diverso dall’originale ma assolutamente
conforme allo stile e allo spirito di Sonny Boy.
In questo senso l’affermazione “tradition
not imitation” assume un significato inequivocabile…
KW– Kim concorda
in pieno ribadendo ancora il suo impegno a “scrivere
il suo personale capitolo nel grande libro del blues”.
(ndr. Traspare
dalle sue parole e dal suo atteggiamento una modestia
sincera! E’ un continuo ricorrere a espressioni
quali “provo a”, “vorrei”,
ecc. Ciò a mio avviso rende la sua figura
ancora più grande…se Kim dubita di
se stesso, tutti noi dovremmo forse appendere lo
strumento al chiodo?)
D – Tiziana cita alcuni
brani quali Trust My Baby (di Sonny Boy Williamson),
Five Long Years (di Eddie Boyd) e Oh, Baby (di W.
Jacobs-W. Dixon) dicendo che la sua versione può
superare addirittura gli originali…
KW– (ndr.
Kim sorride e sembra impacciato, vedi sopra!)
No, non è così, non è possibile
suonare quei brani esattamente come li avrebbero
interpretati i rispettivi autori. Non ne sarei capace!
Io cerco di fare la mia propria musica, ma non riuscirò
mai a raggiungere i livelli di gente come Sonny
Boy Williamson o Eddie Boyd...
D – T. insiste: Forse…
ma già solo quando inizi a cantare in ‘Five
Long Years’… è grande….
Dove trovi l’ispirazione per fare pezzi come
‘Trust My Baby’ in quel modo?
KW–(ndr
Kim ora ride e ringrazia)… Ascoltando
i grandi, è solo da loro che posso trovare
l’ispirazione. Io non mi stanco di fare musica,
di suonare, di ricercare.
Cerco di raggiungere i livelli auspicati da Muddy,
ma non è proprio facile! Non posso suonare
un pezzo di Muddy alla sua maniera…forse sapete
che Muddy è stato molto buono con me, esprimendo
ufficiali attestati di stima per la nostra musica…Una
volta eravamo faccia a faccia e lui mi disse che
potevo suonare come Little Walter…beh io mi
sono guardato, poi ho guardato lui, poi mi sono
guardato nuovamente…e alla fine ho detto:”Noooo!!!!”.
Seriamente, non credo che sia possibile suonare
i vecchi pezzi esattamente come gli originali.
D – La tua “giusta
visione” del blues mi pare confermata anche
dalle scelte dei pezzi da riproporre di volta in
volta. Non ti abbiamo mai sentito suonare ad esempio
“I’m Ready” o “Hoochie coochie
Man”, al contrario è evidente il tentativo
di “pescare” le gemme da un repertorio
“minore” o, di sicuro, meno ascoltato.
Il riferimento è ai vari Roy Milton, alla
produzione “Bea & Baby”, ecc….
KW–
(ndr. Scuote la testa quando cito “I’m
ready”, ecc.). E’ esattamente
così, (ndr.
indica Amanda…), è merito suo
(ndr. Ok Kim,
questa te la passiamo ma non ci crediamo troppo!).
Prendi L.C. McKinley (ndr.
Artista “Bea&Baby” riproposto nell’ultimo
disco), …gran bel pezzo….è
stata lei a suggerirmelo!

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| Bluesiana
staff & Kim Wilson |
D – Ti ho sentito dal vivo
una decina di anni fa con i Thunderbirds e suonavi
attraverso un Fender Twin Reverb, oggi durante il
soundcheck avevi un Tweed Bassman reissue. In entrambi
i casi lo stesso identico suono grandioso, malgrado
le notevoli differenze tra i due ampli. Dov’è
la magia?
KW– (ndr.
Amanda annuisce mentre lavora ai ferri, Kim ride…)
Non saprei dire, provo a mischiare un po’
le cose (ndr.
Gesticola con le mani) finchè non
ottengo un risultato che mi convinca. Come fa uno
chef (ndr. fortunatamente
non attratto dalla nouvelle cousine!),
mischiando i vari ingredienti per le sue ricette!
D – Quale pensi sia la ragione
della generale mancanza di nuovi talenti? Dipende
dal fatto che il business legato al blues sia notevolmente
ridimensionato rispetto agli anni d’oro, oppure
è colpa di un approccio sbagliato da parte
dei giovani, non più disposti al sacrificio
di uno studio attento e faticoso?
KW– Esattamente,
è così. Non studiano più come
facevamo noi! Pensano subito al denaro facile. E’
così anche per le case discografiche: si
pensa solo al ritorno economico immediato. Non interessa
nient’altro! E’ la logica delle grandi
etichette a cui sembrano adeguarsi i giovani musicisti.
Non c’è nessuno che pensi al futuro.
(ndr Penso alla
sua storia, così come a quella di tanti altri
della sua generazione: una lunga e dura gavetta
prima di salire alla ribalta nazionale ed internazionale!
Anni duri in cui però il musicista raggiungeva
la piena maturazione artistica)
D - …a tal proposito penso
che la tua generazione abbia prodotto talenti immensi:
te, Ronnie Earl, Duke Robillard, Jimmie Vaughan,
Junior Watson e molti altri. E’ impressionante
constatare ogni volta come, quasi per magia, siate
in grado di far sempre “funzionare”
le cose!
KW–(annuisce)
E' un fatto di studio e di approccio alla musica!
D- Progetti futuri? Ok, hai un
disco da poco uscito…
KW– Non lo so, vivo
alla giornata. Sono fedele alla mia musica e cerco
di cogliere tutte le occasioni possibili (ndr
il riferimento va a quanto detto prima riguardo
la situazione delle produzioni discografiche).
D – Che ne è della
BlueCollar, un progetto discografico-imprenditoriale
che ti vedeva coinvolto in prima persona anche come
editore musicale?
KW– No, ho mollato
tutto! Troppi soldi che uscivano e pochi che entravano!
Ho inciso i miei ultimi due lavori per la M.C.
Records, preferisco che altri si occupino dei
problemi gestionali e commerciali, soprattutto in
termini di oneri economici, mentre io voglio pensare
solo alla mia musica.
D – Conosci Enrico Crivellaro,
il chitarrista italiano che ha recentemente pubblicato
il suo primo lavoro per la “Electro-Fi”?
(ndr Enrico sta in contemporanea suonando
sul palco per il soundcheck con Mel Brown, Willie
Smith e Bob Stroger)
KW– Sì, è
in gamba, so che viveva negli States ma che ora
è tornato in Italia, come mai?
(ndr. Gli spieghiamo velocemente la situazione,
riassumendo i problemi burocratici di Enrico con
il dipartimento per l’immigrazione americano).
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| Richard Innes, Kim Wilson & Bluesiana staff |
L’intervista, oramai una rilassata chiacchierata
tra appassionati di blues a cui si è aggiunto
nel frattempo il grande Richard Innes,
si conclude con la consegna a Kim e Amanda di una
bottiglia di Sagrantino di Montefalco, a
ricordo di questi ragazzi umbro-emiliani, con nostra
dedica scritta sull’etichetta. Kim confessa
di non poterlo assaggiare, dicendo che da due bicchieri
rischia di finire a due bottiglie. Si scherza allora
sui pregi del whiskey ma dall’espressione di
Kim si legge un deciso distacco, tanto da poterci
tranquillamente ridere su! Ora sappiamo con certezza
che, grazie a Dio, non seguirà Little Walter,
Sonny Boy Williamson e Walter Horton in tutto e per
tutto!
Il resto sarà musica, solo grande musica:
il travolgente blues di Kim Wilson e della sua band.
Emozione rara, se non addirittura unica di questi
tempi. Emozione surreale dicevamo, come ora, a scriverne
qui, su un treno che sferraglia chilometri, con “Mighty
Long Time” di Sonny Boy Williamson nelle orecchie
da circa un’ora.
Chissà, Kim riuscirebbe a far vibrare tutta
la forza di questo vecchio pezzo. Sì, lo farebbe
di sicuro…Gli occhi nel frattempo quasi mi si
chiudono. Non importa. Un pisolino è consentito,
magari sognando…tanto c’è tempo,
in cammino verso nord. Prossima fermata Memphis.
(Lowdown & Sugarbluz)
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