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Kim Wilson: talkin' about my Blues...

Intervista con Kim Wilson, Lucerna (Svizzera) 15 Nov 2003
by Lowdown & Sugarbluz

Kim Wilson in concert
Kim Wilson in concert
La spedizione di “Bluesiana” in terra svizzera in occasione del Lucerne Blues Festival si andava pian piano configurando come un’esperienza memorabile, data la qualità degli artisti presenti e la possibilità di riabbracciare dopo tanti anni un “soul-brother” come Enrico Crivellaro, autentico talento chitarristico italiano, l’unico seriamente esportabile.
La possibilità di incontrare e intervistare una nostra personale leggenda vivente come Kim Wilson, malgrado gli accordi preventivi con lo staff del festival, sembrava però un’ipotesi remota quanto surreale.

A dire il vero, il poterne fantasticare per un mese pareva già abbastanza, già sufficiente a placare la sete di blues di una manciata di irriducibili appassionati. Così siamo capitati al sound-check pomeridiano e lì pensavamo già di assistere ad una favola.
Poi invece, a volte, le cose decidono di andare per il verso giusto ed eccoci qua a raccontare di un pomeriggio indimenticabile, di una persona sicuramente speciale, approcciata da star e salutata con un abbraccio.
Kim è stato fantastico e non solo sul palco. La sua modestia e semplicità sono imbarazzanti. E' in un momento felice della sua vita e si vede, lo lascia trasparire da ogni sguardo, da ogni sorriso, dalla voglia di scherzare e di divertirsi. Lo si capisce quando si trattiene sul palco fino alle quattro del mattino per rendere onore al blues, in una sorta di celebrazione della musica che ama.
Kim Wilson è uomo da cui prendere più di una lezione; questa, inaspettata, appartiene allle più profonde.

***

Ci siamo presentati a Kim Wilson e lui ha accettato volentieri di scambiare quattro chiacchiere in completa non-ufficialità, Riccardo con coraggio (nonostante l’emozione), ha iniziato con qualche domanda supportato da Tiziana e dalla bluestruppen Bluesiana.


D – La tua generazione rapprenta un po’ l’anello di congiunzione tra i grandi del blues, con cui hai avuto modo di suonare condividendo conoscenze musicali, e le nuove generazioni di musicisti. La tua visione d’insieme del blues, soprattutto alla luce di quelle esperienze, è necessariamente più chiara e completa rispetto a quella di noi giovani appassionati.
Dove sta andando il blues e quale pensi che sia il suo futuro?

KW– (ndr. si scurisce in volto) Difficile prevedere il futuro del blues. Non so, a volte sono preoccupato. Le nuove generazioni sembrano poco interessate. Sì, ci sono dei buoni giovani chitarristi in circolazione ma francamente non vedo all’orizzonte nuovi armonicisti in grado di portare avanti il discorso iniziato dai grandi del passato… Purtroppo la tendenza dei giovani è quella di imitare, perché imitare rende la vita molto facile.

 

D – Hai una visione del blues molto limpida e “corretta”, pensi di dedicarti con maggiore frequenza alla produzione, magari di artisti emergenti che potrebbero sicuramente beneficiare di una guida quale la tua?

KW– No, ho fatto qualcosa in passato ma sono principalmente concentrato sulla mia musica. Inoltre i buoni musicisti non hanno bisogno di una produzione, prendi il caso di Troy Gonyea…hai sentito il suo ultimo disco? Beh, ascoltalo e capirai che gente come lui può benissimo fare tutto da sé, senza la necessità di un produttore…

 

D – Il tuo motto è “tradition not imitation”, a noi sembra particolarmente appropriato alla luce della tua musica…

KW– Sì, è esattamente così! Cerco di essere fedele allo spirito dei grandi ma allo stesso tempo…è la mia musica, la mia interpretazione. E non potrebbe essere altrimenti dato che, onestamente, non è possibile suonare i vecchi pezzi originali come li avrebbe suonati l’autore (ndr. Il riferimento è ai vari Little Walter, Sonny Boy, Walter Horton, George Smith).
Ho sempre cercato di cogliere l’essenza dei grandi maestri (ndr. cita inoltre Lazy Lester, James Cotton, Junior Parker, Junior Wells), da ognuno ho appreso un diverso approccio allo strumento e ho provato a fondere il tutto nel mio stile.
Non credo alle contaminazioni nel blues. Ciò non significa che non debbano esserci evoluzioni: prendi il caso di Albert King o Little Milton; nella loro carriera hanno spesso suonato cose molto originali e lontane dallo stile canonico…ma non importa, puoi sempre sentire, senza possibilità di equivoci, che si tratta di blues! Non mi piace il rock-blues, sono due cose diverse… La chitarra rock è stata inventata ed è morta con Jimi Hendrix. Il tentativo di fondere blues e rock è, a mio avviso, sterile: il risultato non è efficace e si finisce per suonare qualcosa che non funziona né come blues né come rock.

Lookin' for trouble
Kim Wilson's new cool release
(ndr. A mio avviso quanto detto da Kim non è in contrasto, come alcuni potrebbero ritenere, con la sua attività legata ai Fabulous Thunderbirds: continuo a pensare che la loro musica non si tratti di rock-blues; bensì di rock-n-roll e r&b, stili che hanno una connotazione ben precisa, soprattutto nella realtà americana. Fuori dagli States associamo spesso il rock-n-roll esclusivamente a personaggi quali Chuck Berry, Little Richard, Elvis, ecc. Ma cos’è la musica dei T-Birds se non una particolare versione aggiornata dello spirito di Chuck Berry & co.? Basta guardare da dove abbiano attinto nel corso degli anni: nient’altro che l’eccellenza del r&b e del blues. Altra cosa sono il rock-blues di matrice britannica e la produzione di innumerevoli chitarristi americani dell’ultima generazione.
Il termine di american music’, anche se può sembrare generico, per la musica dei T-Birds è quanto mai appropriato, se vogliamo farli entrare in una classificazione musicologica: musica moderna che prende spunto e deriva direttamente dalla tradizione americana e che quindi può (=deve) comprendere matrici di rock’n’roll, di R&B, di blues… in pratica… quella musica che già negli anni settanta non veniva più fatta… tutto quello che più piaceva a Kim & Soci e che ascoltavano con nostalgia per radio, nei dischi, ai concerti dei bluesmen sopravissuti, ecc.).

 

D - …ribadisco l’esattezza della sua “visione” citando l’esempio di “Your Funeral and My Trial” inciso su “My Blues”, in cui il pezzo risulta decisamente diverso dall’originale ma assolutamente conforme allo stile e allo spirito di Sonny Boy. In questo senso l’affermazione “tradition not imitation” assume un significato inequivocabile…

KW– Kim concorda in pieno ribadendo ancora il suo impegno a “scrivere il suo personale capitolo nel grande libro del blues”. (ndr. Traspare dalle sue parole e dal suo atteggiamento una modestia sincera! E’ un continuo ricorrere a espressioni quali “provo a”, “vorrei”, ecc. Ciò a mio avviso rende la sua figura ancora più grande…se Kim dubita di se stesso, tutti noi dovremmo forse appendere lo strumento al chiodo?)

 

D – Tiziana cita alcuni brani quali Trust My Baby (di Sonny Boy Williamson), Five Long Years (di Eddie Boyd) e Oh, Baby (di W. Jacobs-W. Dixon) dicendo che la sua versione può superare addirittura gli originali…

KW– (ndr. Kim sorride e sembra impacciato, vedi sopra!) No, non è così, non è possibile suonare quei brani esattamente come li avrebbero interpretati i rispettivi autori. Non ne sarei capace!
Io cerco di fare la mia propria musica, ma non riuscirò mai a raggiungere i livelli di gente come Sonny Boy Williamson o Eddie Boyd...

 

D – T. insiste: Forse… ma già solo quando inizi a cantare in ‘Five Long Years’… è grande…. Dove trovi l’ispirazione per fare pezzi come ‘Trust My Baby’ in quel modo?

KW–(ndr Kim ora ride e ringrazia)… Ascoltando i grandi, è solo da loro che posso trovare l’ispirazione. Io non mi stanco di fare musica, di suonare, di ricercare.
Cerco di raggiungere i livelli auspicati da Muddy, ma non è proprio facile! Non posso suonare un pezzo di Muddy alla sua maniera…forse sapete che Muddy è stato molto buono con me, esprimendo ufficiali attestati di stima per la nostra musica…Una volta eravamo faccia a faccia e lui mi disse che potevo suonare come Little Walter…beh io mi sono guardato, poi ho guardato lui, poi mi sono guardato nuovamente…e alla fine ho detto:”Noooo!!!!”. Seriamente, non credo che sia possibile suonare i vecchi pezzi esattamente come gli originali.

 

D – La tua “giusta visione” del blues mi pare confermata anche dalle scelte dei pezzi da riproporre di volta in volta. Non ti abbiamo mai sentito suonare ad esempio “I’m Ready” o “Hoochie coochie Man”, al contrario è evidente il tentativo di “pescare” le gemme da un repertorio “minore” o, di sicuro, meno ascoltato. Il riferimento è ai vari Roy Milton, alla produzione “Bea & Baby”, ecc….

KW– (ndr. Scuote la testa quando cito “I’m ready”, ecc.). E’ esattamente così, (ndr. indica Amanda…), è merito suo (ndr. Ok Kim, questa te la passiamo ma non ci crediamo troppo!). Prendi L.C. McKinley (ndr. Artista “Bea&Baby” riproposto nell’ultimo disco), …gran bel pezzo….è stata lei a suggerirmelo!

Bluesiana staff & Kim Wilson
Bluesiana staff & Kim Wilson

D – Ti ho sentito dal vivo una decina di anni fa con i Thunderbirds e suonavi attraverso un Fender Twin Reverb, oggi durante il soundcheck avevi un Tweed Bassman reissue. In entrambi i casi lo stesso identico suono grandioso, malgrado le notevoli differenze tra i due ampli. Dov’è la magia?

KW– (ndr. Amanda annuisce mentre lavora ai ferri, Kim ride…) Non saprei dire, provo a mischiare un po’ le cose (ndr. Gesticola con le mani) finchè non ottengo un risultato che mi convinca. Come fa uno chef (ndr. fortunatamente non attratto dalla nouvelle cousine!), mischiando i vari ingredienti per le sue ricette!



D – Quale pensi sia la ragione della generale mancanza di nuovi talenti? Dipende dal fatto che il business legato al blues sia notevolmente ridimensionato rispetto agli anni d’oro, oppure è colpa di un approccio sbagliato da parte dei giovani, non più disposti al sacrificio di uno studio attento e faticoso?

KW– Esattamente, è così. Non studiano più come facevamo noi! Pensano subito al denaro facile. E’ così anche per le case discografiche: si pensa solo al ritorno economico immediato. Non interessa nient’altro! E’ la logica delle grandi etichette a cui sembrano adeguarsi i giovani musicisti. Non c’è nessuno che pensi al futuro.
(ndr Penso alla sua storia, così come a quella di tanti altri della sua generazione: una lunga e dura gavetta prima di salire alla ribalta nazionale ed internazionale! Anni duri in cui però il musicista raggiungeva la piena maturazione artistica)

 

D - …a tal proposito penso che la tua generazione abbia prodotto talenti immensi: te, Ronnie Earl, Duke Robillard, Jimmie Vaughan, Junior Watson e molti altri. E’ impressionante constatare ogni volta come, quasi per magia, siate in grado di far sempre “funzionare” le cose!

KW–(annuisce) E' un fatto di studio e di approccio alla musica!

 

D- Progetti futuri? Ok, hai un disco da poco uscito…

KW– Non lo so, vivo alla giornata. Sono fedele alla mia musica e cerco di cogliere tutte le occasioni possibili (ndr il riferimento va a quanto detto prima riguardo la situazione delle produzioni discografiche).

 

D – Che ne è della BlueCollar, un progetto discografico-imprenditoriale che ti vedeva coinvolto in prima persona anche come editore musicale?

KW– No, ho mollato tutto! Troppi soldi che uscivano e pochi che entravano! Ho inciso i miei ultimi due lavori per la M.C. Records, preferisco che altri si occupino dei problemi gestionali e commerciali, soprattutto in termini di oneri economici, mentre io voglio pensare solo alla mia musica.

 

D – Conosci Enrico Crivellaro, il chitarrista italiano che ha recentemente pubblicato il suo primo lavoro per la “Electro-Fi”?
(ndr Enrico sta in contemporanea suonando sul palco per il soundcheck con Mel Brown, Willie Smith e Bob Stroger)


KW– Sì, è in gamba, so che viveva negli States ma che ora è tornato in Italia, come mai?
(ndr. Gli spieghiamo velocemente la situazione, riassumendo i problemi burocratici di Enrico con il dipartimento per l’immigrazione americano).

***

Richard Innes, Kim Wilson & Bluesiana staff
Richard Innes, Kim Wilson & Bluesiana staff

L’intervista, oramai una rilassata chiacchierata tra appassionati di blues a cui si è aggiunto nel frattempo il grande Richard Innes, si conclude con la consegna a Kim e Amanda di una bottiglia di Sagrantino di Montefalco, a ricordo di questi ragazzi umbro-emiliani, con nostra dedica scritta sull’etichetta. Kim confessa di non poterlo assaggiare, dicendo che da due bicchieri rischia di finire a due bottiglie. Si scherza allora sui pregi del whiskey ma dall’espressione di Kim si legge un deciso distacco, tanto da poterci tranquillamente ridere su! Ora sappiamo con certezza che, grazie a Dio, non seguirà Little Walter, Sonny Boy Williamson e Walter Horton in tutto e per tutto!

Il resto sarà musica, solo grande musica: il travolgente blues di Kim Wilson e della sua band. Emozione rara, se non addirittura unica di questi tempi. Emozione surreale dicevamo, come ora, a scriverne qui, su un treno che sferraglia chilometri, con “Mighty Long Time” di Sonny Boy Williamson nelle orecchie da circa un’ora.
Chissà, Kim riuscirebbe a far vibrare tutta la forza di questo vecchio pezzo. Sì, lo farebbe di sicuro…Gli occhi nel frattempo quasi mi si chiudono. Non importa. Un pisolino è consentito, magari sognando…tanto c’è tempo, in cammino verso nord. Prossima fermata Memphis.

(Lowdown & Sugarbluz)

 

Un sentito ringraziamento allo staff del Lucerne Blues Festival, in particolare a Martin Bruendler, per la cordialità e la dedizione attraverso cui hanno reso possibile l'incontro con Kim Wilson.

Grazie anche ad Antonio per aver "rotto il ghiaccio"!

 

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