Parlare di blues solo ed esclusivamente
come fenomeno musicale sarebbe, per chi lo ama davvero,
la maggior parte delle volte auspicabile. Troppe volte infatti,
viene associato al blues tutto un sistema iconografico che
poco rende giustizia alla musica e che spesso anzi diventa
fuorviante per chi si avvicina per la prima volta all'ascolto.
Non sto qui ad elencare le scelleratezze pseudo-culturali
che continuano ad essere associate al genere musicale e
che lo sviliscono nel suo significato essenziale (tipo blues=birra,
blues=canto degli oppressi, blues= diavolo ecc. ecc.) né
tantomeno si può però prescindere da esse.
La verità, almeno a mia modesta opinione, è
che l'iconografia blues così come ci perviene da
una costruzione tipicamente europea e che farei nascere
intorno agli anni '70, è spesso priva non tanto di
fondamento quanto oggetto di una presuntuosa percezione
della realtà, o meglio di una scarsa e approssimativa
conoscenza della cultura afroamericana. Sarà per
l'Oceano che c'è di mezzo, per la nostra (europea)
presunta superiorità culturale ma sta di fatto che
del Blues la maggior parte delle persone conosce (o presume
di conoscere) gli aspetti solo più ridanciani e boccacceschi,
o magari quelli più lugubri e vagamente occulti senza
poi chiedersi perché. C'è chi dice ad esempio
"guarda
come balla quel nero..è proprio vero ce l'hanno nel
sangue" (nuove frontiere della genetica)
"senti
che ritmo esce fuori è proprio vero i neri sono i
migliori
.". Insomma c'è tutta una costruzione
quasi (nel senso di non ragionata) razzista per cui se un
nero canta lo fa meglio di un bianco, se un nero balla lo
fa meglio di un bianco, se suona la batteria lo fa meglio
del bianco
no razzismo al contrario (voi direte, d'altronde
se lo fanno meglio
.), ma se si continua di questo
passo però arriverà poi dopo qualcuno a dire
però noi bianchi costruiamo ponti, ferrovie, ospedali,
dipingiamo la Cappella Sistina, elaboriamo la teoria della
relatività, abbiamo inventato Wall Street, la Dichiarazione
dei diritti dell'uomo, la Rivoluzione Francese ecc. ecc.
per cui
..il nero diventa l'entertainer, il giocatore
dei Lakers, l'attivista per i diritti civili,il condannato
alla sedia elettrica, il marine al fronte, il picker del
cotone, il bluesman
.Tutto ciò, è banale
dirlo, ma è quanto di più strisciante e pericoloso
si possa immaginare.
Assume poi toni preoccupanti quando riteniamo di aver capito
visto che siamo nell'epoca della tolleranza della solidarietà,
del melting pot, delle libertà acquisite, dei muri
abbattuti, ma spesso e volentieri non basta, scusate il
sermone, dichiararsi qualcosa quanto esserlo.
Il problema non è chi ma dove
..Ed è
questo dove che nasconde spesso la nostra ignoranza. Per
capire allora dove e poi perché occorre fare qualche
passo indietro nel tempo e un salto di qualche migliaio
di chilometri nella culla della civiltà ,l'Africa.
Ma questa è una storia lunga e come tutte le lunghe
storie ci vuole pazienza
.
(Fred)
[part II]
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