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Voodoo Blues (part II)
by Fred

IL RAPPORTO CON LA CULTURA BIANCA

L'origine del rapporto tra la spiritualità afroamericana e le espressioni artistiche musicali del black people dovrebbero essere più o meno note a tutti, tale e quale a chi si trovasse all'ascolto del Messia di Haendel presupponendo la conoscenza di secoli di cristianità, l'arte appunto come elemento di rappresentazione E CELEBRAZIONE di un credo religioso. E' abbastanza evidente che se si parlasse di gospel o spirituals quale forma maggiore di espressione religioso-musicale afroamericana non ci sarebbero problemi a capirsi, certo è che qui si ha intenzione di discorrere di blues…..e di spiritualità, anzi di religione, ed il discorso si complica.
Proprio perché, se gospel e spirituals sono strettamente legati alla religione cristiana ed in particolare evangelica e battista, il blues mantiene vivi degli aspetti RELIGIOSI appartenenti all'antica tradizione africana.
Se si ascoltasse "When the Saints…." o qualsiasi altro spiritual non avremmo problemi a riconoscere i tratti sacri del testo, gli episodi biblici, il significato degli stessi. Diverso è spesso capire ed interpretare frasi come:

Now, I'm goin' down to Louisiana
an' get me a mojo hand
My little woman she done quit me for some other man

But I hold up my hand,
I'm tryin' to make her understand
Lord, you know, everybody they tells me,
That somebody done hoodooed the hoodoo man

Dove insieme all'invocazione al Lord cristiano, si mescolano riferimenti a talismani, credenze superstiziose, o qualcos'altro.
In questo caso quell'insieme di credenze e riti, cioè principi metafisici e pratiche che presentano aspetti iniziatici, magici, paranormali e che nello stesso tempo hanno avuto un ruolo di coesione sociale e storico dei popoli afroamericani è la religione voodoo ed i suoi derivati sincretisti afroamericani.
Ed anche se questa non possieda nessun testo sacro, come le altre grandi religioni, può benissimo essere definita come "religione". In ogni caso se l'origine etimologica di religione è la "religio" latina che a sua volta deriva da "religare" ossia "legare", il concetto di religione può applicarsi tranquillamente alla pratica del voodoo. La parola africana Bambara che definisce la religione è "lasiri" che al tempo stesso traduce "legame", il concetto di un uomo "religioso" cioè legato con obblighi e vincoli alle divinità oppure il potere della religione di legare tra di loro uomini e gruppi ad un credo comune diventando quasi la raffigurazione dell'unione di un popolo ben si adatta alla storia del popolo afroamericano ed alle proprie radici religiose e culturali.
Non che la religione cristiana non abbia avuto e non ha un ruolo coesivo nel popolo nero, tante delle forme religiose ereditate dai bianchi furono prontamente adottate, non necessariamente imposte, e spesso vissute con un maggiore trasporto rispetto ai bianchi stessi.
Ma è proprio il vivere religioso differente che ci dà la chiave di lettura dell'argomento, non a caso nelle antiche religioni africane del Dahomey progenitrici del voodoo, l'accettare la religione dei "conquistatori" significava ereditarne dignità e prestigio, ed il gesto non era il deporre le armi ai piedi del predatore ma riconoscerne la potenza accrescendo così la propria. Non a caso il vissuto religioso del black people è un gesto continuo e quotidiano di religiosità sorprendente, totalizzante, dove la spiritualità è forma diretta ed autentica del rapporto trascendente-immanente, senza le speculazioni tipiche della cultura religiosa occidentale. Non a caso l'adozione, sotto le forme più consone alla spiritualità nera, delle religioni bianche ha significato spesso dover usare il termine sincretismo. Sarebbe impensabile onestamente, per un prete bianco europeo appena uscito da qualche seminario poter pensare di rivedere la sua teologia in funzione del posto dove magari è costretto a vivere e predicare, adottarne i riti, le icone religiose, sarebbe un tradimento al suo fondamento religioso. Per il popolo nero così non fù, ed anzi fece proprie le figure religiose cristiane, i riti, i santi, i libri sacri, ma non tradì mai in fondo le proprie origini. Ed è su queste origini che si fonda la duttilità della religiosità nera e la sua potente espressività che maggiormente si può ritrovare, appunto, nel blues.


Non vorrei ritornare di nuovo sugli effetti nocivi di una cattiva iconografia del blues, che, per anni l'ha etichettato solo come forma espressiva tipica degli stati d'animo di un popolo oppresso e di conseguenza dedito all'alcool, alla droga, al gambling, al sesso sfrenato, ad urlare contro il proprio tragico destino, insomma un succedaneo culturale buono per intellettuali occidentali annoiati. Di certo, non ha giovato alla diffusione capillare del genere e soprattutto della sua squisita autenticità culturale e, nel suo momento di maggior diffusione nel mercato discografico bianco (anni '60 in Inghilterra soprattutto con il blues revival), è coincisa invece, guarda caso, con il periodo "rivoluzionario-giovanile" della messa in discussione dei valori borghesi all'insegna della trasgressione e dell'anelito della costruzione di un nuovo mondo possibile alternativo. Dapprima, ed il mercato discografico americano come l'arcinota storia del bigottismo puritano americano ce l'insegnano, il blues fu, evitato, demonizzato, deriso, isolato. A questo fenomeno si collegano le dinamiche socio-razziali che pervasero la storia degli Stati Uniti d'America in un quadro complessivo che escludeva dal mercato discografico la produzione artistica nera proprio perché non espressione dei valori della società bianca dominante, ma soprattutto perché i neri non rappresentavano una fetta di potenziali acquirenti discografici per la generale indigenza della classe nera. Per cui il successo degli artisti blues era decretato da un mercato parallelo, sì esistente, ma dove le cifre milionarie del vero business musicale erano un miraggio, i race records rappresentarono solo una parte dell'intero e sostanzioso giro d'affari dell'industria discografica in mano ai bianchi. Insomma per questo motivo, penso, diventò poi molto dopo, la musica che da allora a tutti piace…sinonimo di libertà, di simpatia per il popolo nero, di allegra giovialità, d'intense emozioni…coincidente proprio con il momento di pacificazione razziale e di superamento delle diversità.
Ma se si va a raschiare, sotto sotto, per quanto il blues ottenga simpatie e favori non gode tutt'oggi di quella capacità di penetrare stabilmente nel gusto musicale e di conseguenza nella diffusione dai grandi numeri del business discografico. Le cifre delle vendite diventano consistenti quando sono artisti non squisitamente blues a buttare sul mercato dei prodotti pseudoblues tipo Eric Clapton, o il nostro italianissimo Zucchero, andando a pescare nell'immaginario collettivo del blues, per il look o per i lanci di presentazione, di cui sopra, e producendo dischi che di blues in senso strettamente musicale presentano veramente poco.
Dai miei amici di qualche anno più avanti, quando dico che suono blues…che vado pazzo per il blues…sento dire: "bello…! " e allora chiedendo se hanno dei dischi, quanti, cosa preferiscono se il blues di Chicago o lo swamp blues,…mi ritrovo sempre con la stessa delusione..:
"ma sai veramente avrei un solo disco…" e magari i soliti (con tutto il rispetto) John Lee Hooker o B.B. King….
Non affrontiamo poi i coetanei o i più giovani non è questo l'ambito…ma il panorama di approccio generale al blues è quanto di più superficiale si possa immaginare. E' evidente che le mode influenzino molto i gusti musicali, i menestrelli radiofonici prezzolati dalle case discografiche hanno solo la libertà di far girare sul piatto Ridin' with the King…e già potrebbe essere abbastanza.
Comunque tanto per tornare a quanto sopra, direi che gli eredi di quel sogno di gran libertà assimilarono alla controcultura occidentale così piena di odore di lacrimogeno rotolante su qualche piazzale davanti alla Sorbonne, anche una forma espressiva musicale tipica di rudi contadini del basso Mississippi che sicuramente non sapevano neanche chi fosse Mao-Tse Tung….o cosa fosse l'I Ching…..Insomma nella rivoluzione dei poveri contro i ricchi prendiamo come inno la musica dei poveri contro i ricchi….dei neri contro i bianchi, dei delusi e degli oppressi contro i dominatori.
Il guaio è che tutt'oggi ancora vedo in giro i soliti luoghi comuni…ma vivaddio che da un lato almeno ci sia un pubblico vagamente interessato e dalle motivazioni non squisitamente ortodosse, e non un pubblico di supersuper nicchia come mi sembra accada nel jazz laddove troviamo i cosiddetti fruitori esperti o gli amanti autentici, e nella maggior parte dei casi gli ascoltatori da "sottofondo di salotto" che magari cercano disperatamente Bitches Brew (ed il riferimento non è casuale parlando di voodoo) per sfondare i "family jewels" dei propri ospiti in uno slancio di onanismo intellettuale…..
Certo è che si dovrebbe fare qualche passo avanti…o meglio come dicevamo indietro.
L'Africa…l'origine dell'uomo sembra sia avvenuta là….Oggi dire Africa evoca alla mente strane sensazioni per l'uomo medio occidentale..c'è chi pensa subito al villaggio turistico che ha visto sui depliant di Malindi, chi sogna di fotografare giraffe e leoni sopra una jeep al Maasai Mara, chi pensa al numero impressionante di malati di AIDS, chi ricorda un vecchio romanzo di Karen Blixen, chi si sente un po' Hemingway o Wilbur Smith, chi sogna ancora di andarsene a riprenderne un pezzo, chi sta con Mandela, chi sta contro le multinazionali farmaceutiche, chi global e chi no-global, chi ci vorrebbe mettere una bomba così tutti quei "neger" non vengono più su a vendere cd falsi e a battere per le strade della nostra pulita Italia.
Insomma venghino Signori, a volte vorrei essere un nuovo Buffalo Bill per portare in giro con un circo, in Africa, le bestie esotiche che si vedono in giro…..
L'Africa è l'Africa, con la sua gente, la sua cultura, la sua storia affascinante e "sfortunata"(?), fatta di migrazioni, guerre, arte, la sua religione, la sua musica…e nel confronto con il nostro mondo ci facciamo prendere da eccessiva emotività….che può spaziare dal pur giusto senso di colpa Occidental-Colonialista solidaristico alla altezzosa superiore vista dall'alto di un affascinante esotico mondo abitato soprattutto da animali del National Geographic o spesso dall'indifferenza più crudele.
Ora che ho esposto il mio punto di vista, cerchiamo di capire il rapporto che esiste tra religioni africane e la musica afroamericana più autentica…ovvero tra voodoo e blues.

VOODOO ORIGINE E STORIA
La pratica del Voodoo proviene appunto dall'Africa e, probabilmente, è antica come lo stesso continente. La parola "Voudum" è originaria del dialetto della tribù Ewe e significa Dio Creatore o Grande Spirito. L'origine supposta da un ipotetico veau d'or (francese: vitello d'oro) attorno al quale si celebrano danze sacre non sembra fondata.
In senso stretto, la parola vudù deriva dal vocabolo africano (precisamente dal Dahomey, ora Benin) vodu, trasmessaci attraverso l'inglese voodoo nel 1880, e indica il dio-serpente (Damballah-ouedo) dei Negri della Guiana olandese (Suriname), secondo l'"Enciclopedia italiana di scienze, lettere ed arti" (Roma 1929-1981; cfr.vol.XVIII, p.318, anno 1933).
In senso lato, essa indica "ciascuno degli dèi o spiriti di origine africana, adorati nel vuduismo" (nell'appendice all'ottava edizione [1965] del vocabolario di N.Zingarelli).
Gli Ewe sono il gruppo etnico maggiore ed i Fon, Mina, Adja sono sottogruppi.
Altri gruppi dai quali viene il contributo per la nascita del cosiddetto Voodoo (Vodu, Vodou, Vodoun, Vaudou, Vaudon) sono: Gwa, Tchamba, Adja, Yoruba, Nago, Goun, Holli, Aizo, Mahi, Bariba, Phila-Phila, Asante, Anlo-Ewe,Taneka, Dindi, Peulh. In verità, c'erano almeno 35 differenti gruppi etnici nell'Africa dell'Ovest, estesi dal sud-Est Senegal (antico Ghana), a Abeokuta in Nigeria, che si considerano responsabili della nascita della religione Voodoo.
Comunque, quasi tutte discendono da un unico antenato comune nell' "Est," ovvero la nazione di Ketu, (ora Benin di Nigeria) e tutte le tribù la riconoscono come la loro casa di nascita . Ketu è noto come Amedzofe o Mawufe alla Ewe e Fon ed il Ga-Dangme che più tardi sarà noto come Akhan.
Racconti orali dicono della loro esistenza in Ketu dall'11° secolo, fino all'espansione dell'impero Oyo. Il Vodou è esistito in questa regione per più di 300 anni. Successivamente con l'espansione dell'impero Oyo, la tensione ha condotto a conflitti e migrazione progressiva delle tribù Ewe, Fon e Ga che si raggrupparono nel sud.
Gli Ewe migrarono nell'area attuale del Togo dalla valle del fiume Niger tra il 13° e il 14° secolo. Si stanziarono anche in molti altri paesi del Golfo di Guinea, Sierra Leone e Gabon. La loro sistemazione comune era all'inizio del 17° secolo a Notsie, una città localizzata nella attuale Repubblica di Togo. La loro lingua è chiamata Ewegbe, letteralmente "lingua degli Ewe" , e consiste di più di 35 dialetti diversi.
Durante il 15° e 16° secolo, esploratori portoghesi e commercianti hanno visitato la costa. Per i successivi 200 anni la regione litoranea divenne il maggiore centro di scorrerie per europei in cerca di schiavi, e così Togo e la regione circostante guadagnano il nome di "Costa degli schiavi" . Il Voodoo è quindi una pratica religiosa che ricomprende le antiche religioni Akan, Ifa, Orisha, La Reglas del Congo, e Mami Wata. Il commercio degli schiavi iniziò nel 1510, strappati dalla propria terra nativa, soprattutto nella zona costiera centroccidentale dell'Africa: ora Camerun, Togo, Benin, Ghana, Nigeria. Portarono con loro solo l'unico bene di cui potevano rimanere in possesso: la propria religione, fede e pratiche religiose, la maggior parte di essi furono deportati nelle isole caraibiche, e costretti con la violenza a lavorare nelle piantagioni ed a convertirsi al cristianesimo. Proprio in una delle isole caraibiche Haiti si trovava il grande centro di "accoglienza" e smistamento degli schiavi africani. Ed è proprio ad Haiti che il voodoo ancor oggi ha mantenuto la sua più pura identità, in altre isole Caraibiche, Cuba, ad esempio, possiamo trovare dei "derivati" più sincretisti come la Santeria o qualcosa di ancor diverso in altri paesi dell'America meridionale come l'Umbanda , Quimbanda e Candomblè.
Una serie di stereotipi negativi hanno accompagnato il voodoo: i sacrifici umani, i vampiri, il sangue gocciolante ed il culto del diavolo, tutto questo viene usato nelle novelle e film di fantasmi, e niente di tutto ciò proviene o appartiene alla religione del Voodoo.
La tribù Ewe è stata riunificata in un'enclave all'interno delle frontiere politiche della parte meridionale della Repubblica popolare del Benin (l'ex-Dahomey) che è stata una colonia francese nel periodo 1894-1958, nota sia per il Voodoo che per le sue bellicose amazzoni guerriere (battaglie di Ouidah del 1727 nonché di Porto Novo e di Ouidah del 1889). Agli Ewe, Albacete aggiunge gli Zulù e i Mandinga, dicendo che la religione guerriera wuduista ("El vudù naciò guerrero") sorse dalla stregoneria tribale in Africa, approssimativamente, tra il 7000 e il 3000 avanti Cristo. Nelle guerre tribali, dapprima si affrontavano i sacerdoti delle tribù in lotta con lavori di magia negativa durante varie giornate e se vinceva il più bravo, con lui vinceva anche la sua stessa tribù; poi si scagliava una lancia e se moriva un guerriero si dava per finita la guerra. Con l'arrivo di Shaka-Zulù, capo guerriero e sacerdote vudù degli Zulù, cambiò la guerra grazie all'uso di un nuovo tipo di lancia (creato da un loa della parte nera) e del grande scudo che difende tutto il corpo. Shaka-Zulù proibì a tutti i sacerdoti di praticare il Voodoo e uccideva chi disobbediva con l'impalamento. Così i sacerdoti ribelli furono perseguitati, catturati e venduti come schiavi. Con i lavori di magia vudù si mira ad ottenere unioni, scioglimenti, attrazione, magnetismo personale, allontanamento di persone moleste, controfatture per i lavori di magia nera e anche vuduista, successi finanziari e liberazione dello spirito da ogni male.
Secondo la leggenda, le dinastie dei regni situati a sud dell'attuale Repubblica del Benin, provengono da Tado, una città dell'attuale Togo e hanno origine da una coppia mitica: la principessa Aligbonon di Tado e un leopardo.
Nel corso del XVII secolo, due dei loro discendenti, Ganyé Hessou e Dako, fondano un nuovo regno: il Danhomé. Houégbadja (1645-1685) stabilisce le basi legali e i grandi principi di funzionamento del regno: regole di successione, obiettivi politici dei sovrani. In quest'epoca l'estensione del regno si limita all'altopiano di Abomey.
Nel secolo XVIII, il re Agadja (1708-1740) amplia le frontiere del Danhomè fino alla costa atlantica conquistando i regni di Allada e di Savi. Da questo momento, il Danhomè prende attivamente parte al commercio negriero utilizzando il porto di Ouidah, capitale di Savi e si arricchisce considerevolmente.
Il regno raggiunge il suo apogeo durante il XIX secolo sotto il re Guézo (1818-1858). Costretto dal movimento antischiavista, Guézo sviluppa l'agricoltura e converte l'economia del Danhomè esportando meno apertamente schiavi ed una maggiore quantità di prodotti agricoli (mais, palma da olio...).
Alla fine del XIX secolo, nonostante l'accanita resistenza del re Gbêhanzin (1889-1894) alla penetrazione europea, il regno perde la sua indipendenza e si dissolve nella colonia francese del Dahomey.
La tratta negriera in direzione verso l'America fu ufficialmente autorizzata il 12 gennaio 1510 (Ilanèe- Colonisation et conscience chrètienne Plon, Paris 1957) e nel corso dello stesso anno i primi contingenti di schiavi neri arrivarono a Hispaniola, grazioso nome dell'attuale Santo Domingo. Fu proprio il Dahomey attraverso il porto di Ouidah, tra il settecento e l'ottocento a dare il suo contributo maggiore grazie alla dinastia degli Agasouvi ( i figli della Pantera) che regnavano ad Abomey e per tre lunghi secoli cacciarono rendendo schiavi i popoli vicini avvalendosi dell'armata delle Amazzoni. Un esercito di terribili donne guerriere che sapevano combattere con la ferocia di un animale selvaggio, pronte a sgozzare le vittime con i propri denti, spolpare i loro crani e cibarsi delle loro carni. I teschi venivano omaggiati ad alti funzionari e ambasciatori o come abbellimento al trono del sovrano. Nel museo di Abomey è conservato il trono di Ghezo, re di Abomey dal 1818 al 1858 che poggia su quattro teschi. Si calcola che durante questo periodo, chiusosi definitivamente nel 1900 con l'annessione del Dahomey a colonia francese in seguito alla resa del re Behanzin alle truppe francesi nel 1894, l'Africa abbia offerto molto più di 10 milioni di fratelli. A ricordo di questo deplorevole Olocausto, oggi il Benin sta ricostruendo, pezzo per pezzo, a fatica i brandelli del passato consacrando Ouidah la città della memoria. Si è iniziato nel 92 con la consacrazione dell'antica strada che gli schiavi, incatenati da collari, manette e cavigliere, un morso tra i denti legato stretto alla nuca per evitare che potessero parlare e urlare, percorrevano in lunghe file, dal deposito dove venivano ammassati per giorni e a volte settimane, fino alla spiaggia dove erano imbarcati.
Grandi sculture in cemento dipinto, fiancheggiano la pista rossa in terra battuta, in una surreale Via Crucis fatta di serpenti che si mordono la coda, camaleonti, uomini a tre teste, amazzoni, ciascuno con una simbologia ben precisa, giù fino alla spiaggia dove si erge maestosa la " Porta del non-ritorno", un grande arco di rame e cemento "affinchè l'oblio non li uccida una seconda volta".
Era un passaggio obbligato, qui gli schiavi venivano fatti girare per tre volte affinchè l'anima una volta staccata dal corpo potesse fare ritorno in Patria. A Ouidah c'è anche un museo dedicato alla tratta degli schiavi, raccoglie cose semplici ma racconta bene l'Olocausto. E' sistemato nel vecchio forte portoghese il San Joao Baptista datato 1721. In netto contrasto l'altro Museo, non inserito nelle liste ufficiali e non amato dagli indigeni: E' di proprietà dei discendenti di Don Francisco de Souza, il negriero che si insediò nel forte portoghese nel 1788. Rimbalzò agli onori di cronaca grazie a Bruce Chatwin che ne romanzò le gesta con "Il vicerè di Ouidah".(Adelphi, Milano 1997)

VOODOO AD HAITI
Senza dubbio, indipendentemente dal fatto che Haiti costituisca parte essenziale dell'argomento e giochi un ruolo importante in questa materia, il Voodoo non è affatto sorto nella magica isola franco-antillese, bensì in un'altra parte dell'Oceano Atlantico, vale a dire sulle coste africane del Golfo della Guinea (Costa degli schiavi) e, più profondamente, costituisce uno dei tanti retaggi dell'antica magia della sommersa Atlantide (secondo la Chiesa Cattolica Antica occultista di Haiti e La Couleuvre Noire di Michael Paul Bertiaux). Ma quando, a partire dal 1503, i negrieri cominciarono a riempire le loro navi di uomini e donne schiavizzate, il Voodoo li accompagnò dalle regioni africane fin dentro il Nuovo Mondo.
In sostituzione della popolazione india, quasi completamente sterminata dagli Europei colonizzatori, vennero deportati schiavi dall'Africa perché considerati più resistenti alla fatica. Rispettivamente nel 1697 e 1795 le parti occidentale e orientale dell'isola passarono sotto il dominio francese. I riti religiosi africani erano stati rigorosamente proibiti dal Codice per i negri del 1685; il Voodoo venne allora praticato segretamente sulle montagne. Questa forma rappresentava l'unico legame rimasto tra gli schiavi e la terra d'origine e si può ben dire che costituisse anche una forma di autocoscienza politica. Nella notte del 14 agosto 1791, il culto si manifestò, infatti, come potente fattore rivoluzionario. Lo schiavo e sacerdote Boukmann diede il segnale della rivolta durante una cerimonia voodoo: la fede nelle divinità della terra africana e nel potere del culto dette ai neri haitiani la forza di cominciare una guerra di liberazione contro i francesi, Dodici anni più tardi, dopo una lotta sanguinosa, venne nel 1803 raggiunta l'indipendenza. La rivolta degli schiavi è considerata oggi come festa nazionale dei Vuduisti. Il culto, tuttavia, tornò ad essere illegale poco dopo la vittoria degli schiavi: parte della classe dirigente aveva, infatti, accettato i modelli culturali francesi ripudiando la tradizione africana. Nel 1957 Francois Duvalier, sostenitore del culto venne eletto presidente, e chiamato papa Doc dai seguaci voodoo, si proclamò presidente a vita e, nel 1964, mobilitò le masse dei poveri per una nuova rivoluzione contro l'oligarchia mulatta. Ne conseguì una guerra civile e razziale tra neri e mulatti, considerando il Voodoo come "religione di liberazione" elevò diversi riti al rango della religione nazionale, nonostante che il Cattolicesimo restasse ufficialmente la religione di Stato, per questo motivo fu anche scomunicato dal Vaticano. Nel 1971 ad esso successe Jean Claude Duvalier detto baby-Doc anche lui come presidente a vita ma il 7 febbraio 1986 venne destituito e dopo disordini durati parecchi mesi fu costretto alla fuga.
I praticanti del Voodoo si riuniscono in una comunità, chiamata société. La société si riunisce attorno ad un Hounfort, dove vengono eseguiti i rituali da un sacerdote o una sacerdotessa, chiamati rispettivamente Houngan e Mambo. Le Sociétés Voodoo sono molto compatte e garantiscono una struttura organizzativa centrale alle piccole communità ad Haiti.

IL PANTHEON VOODOO
Se lingua, costumi, lotte tribali caratterizzavano le varie etnie, nella religione esisteva un comun denominatore che le univa cioè la credenza in unico Dio, essere supremo, creatore, eterno ed infinito ma sempre lontano e distaccato dalle questioni mondane, un Dio quindi fondamentalmente poco sentito ed astratto detto Mawou, Obatala, Olorun per i vari gruppi etnici di Guinea mentre Bon Dieu ad Haiti o a New Orleans.
A spiegazione di quest'atteggiamento di divino e sublime distacco verrebbero a supporto le antiche leggende secondo le quali un tempo Dio avrebbe partecipato alla vita del villaggio ma fu offeso dal comportamento degli uomini, anzi in verità ed in particolare da quello delle donne che usavano inginocchiarsi a schiacciare i tuberi di manioca nei mortai. Quando queste presero a cambiar posizione nel compiere l'operazione, alzandosi in piedi, i colpi dei manici del pestello colpirono incessantemente il cielo. Un rapporto fra Dio e uomini così stranamente caratterizzato da un misto di timore e aristocratico distacco, lasciò dunque spazio a tutta una serie d'intermediari o delegati come Dei secondari, minori o domestici.
Al di sotto di questo Dio onnipotente, stavano quindi gli Spiriti o Loa che guidano gli affari del mondo: le divinità sono d'origine africana ma spesso assimilate a figure sacre del cristianesimo e sono anche talvolta dette Orisea, Saints (Santi) o Anges (Angeli). Esse si occupano della famiglia, l'affetto, la salute, il lavoro, il raccolto, la pesca, l'amore, il sesso e vengono fatte delle offerte all'appropriato Loa per assicurarsi che un proprio desiderio o richiesta si avveri con successo. Ogni Loa ha il suo frutto o vegetale, colore, numero, giorno della settimana e si manifesta attraverso elementi della natura: vento, pioggia, lampo, tuono, il fiume, l'Oceano. Alcuni animali, alberi o pietre. Gli antenati sono venerati e consultati per guida o protezione, si crede che dopo la morte l'anima o coscienza di un individuo rinasca in un altro corpo solitamente della stessa tribù o famiglia.
I Loa sono dunque le divinità e gli spiriti del vudù e fanno parte del pantheon vudù, la parola Loa deriva dal congolese "spirito" ma la sua migliore interpretazione sarebbe "genio". Ne esistono un'infinità e sono in continua evoluzione, se si pensa che per alcuni gruppi etnici anche gli eroi o gli antenati del villaggio potevano essere assunti come Loa diventa veramente difficile ricostruire l'intero pantheon vudu. Forse i maggiori gruppi sono i Loa Obsom degli Ashanti oppure i Trowo degli Ewe o gli Orisha degli Yorouba.
I principali, riconosciuti da tutti, hanno origini africane; gli altri sono creoli, meno potenti, ma fondamentali.
Il pantheon vudu si può classificare comunque anche secondo le sue successive ramificazioni che traggono comunque origine dalla versatilità e dinamismo della cultura religiosa dell'antico Dahomey. Non è un caso che ci si possa perdere attraverso la ricostruzione visto che come religione trae proprio la sua origine da una cultura dell'assimiliazione di altre etnie. Gli antichi sovrani di Abomey infatti, mentre procedevano alle conquiste non solo usavano sottomettere i popoli e annettere il loro territorio al regno ma ne prendevano anche le divinità. I vodun potevano essere acquisiti anche per alleanze reali, per matrimoni, per il combattere epidemie, per stipulare un accordo e la propensione al sincretismo haitiano nasce proprio da questa antica tradizione di reciprocità dahomeana.
Per Haiti dunque la classificazione dei loa segue non tanto l'origine africana reale quanto quella necessaria alla riunificazione dei vudu delle diverse componenti etniche deportate nella colonia e cioè un pantheon rada (dei dahomey e yoruba), congo (bantu), e petro (nato ad Haiti quindi creolo). Questa distinzione indicherà anche i tre tipi diversi di rituale e tre tipi di pantheon principale retti da tre diverse divinità cioè: Mawu Lisa (il cielo), Sagbata (la terra) ed Hèvioso (il tuono e il mare).
Gli uomini chiedono ai loa, protezione e questi li "posseggono" durante i riti. Diventa quindi importante il rapporto diretto che si instaura tra divinità e fedele, il magico rapporto tra trascendente e immanente che si manifesta attraverso l'intervento terreno nella trance mistica.
Il loa invocato sale da en bas de l'eau, dagli abissi dell'Oceano di fronte al golfo di Guinea (Guinée), dove vive con gli antenati e camminando per il chemin de l'eau si manifesta al devoto impossessandosi della sua testa, e l'individuo diventerà il Loa stesso che dirà agli altri fedeli le proprie necessità, farà predizioni, dispenserà consigli e avverimenti. Il posseduto sarà il choual (cavallo) di un unico loa, per il vodoo africano e per i derivati sincretisti brasiliani, e "porterà" invece più Loa per i vuduisti haitiani.
I tre pantheon haitiani altro non sono che la rappresentazione della struttura del mondo e sono tenuti separati tra loro con cerimoniali, formule e rituali che non devono confondersi con gli altri, anche se avendo tutti la stessa origine fon avranno tutti un aspetto rada ed i rituali hanno tutti la stessa struttura principale rada.
Questi spiriti sono molto attenti e particolarmente sensibili alla devozione del fedele, possono, per essere stati pregati in modo corretto e generoso, elargire grandi favori, come possono invece scatenare incredibili collere e per placarli o ingraziarli è necessario fare offerte, sacrifici, danze, musiche appropriate alla personalità del Loa.
Il loa invocato per primo durante le cerimonie è Legba ( o Papa Legba, Legba di Abomey e di Ouidah, el niño Elegguà, Eshu, Exu, Lucero del Mundo che apre le vie o Sant'Antonio da Padova);
Esso ha un posto preminente per i popoli di lingua fon dell'antico Dan-homey, è malvagio e temuto, è sorgente di male e di vita. Viene rappresentato con un feticcio antropomorfo che osserva un fallo, simbolo di vita e posto nelle piazze o agli incroci. E' il signore degli incantesimi (ed i crocicchi si sa sono i posti più propizi per questi) e si identifica anche con Fa divinità Yorouba e conosce il linguaggio del Dio supremo, il futuro e il destino dell'universo.
Egli traduce quindi le preghiere umane nella lingua delle divinità e svolge quindi un ruolo di mediatore tra loas e gli uomini. Suo compito è anche quello di sorvegliare la barriera che divide il mondo dei loas da quello degli uomini, così che nessuna forza divina possa raggiungere i fedeli senza il suo assenso e viceversa. Il suo simbolo è la croce di Legba in cui la trave verticale rappresenta il tramite fra mondo superiore celeste e mondo terreno come pure il cammino delle divinità verso la terra. Il punto iniziale del tragitto è situato immaginariamente in Africa. La trave orizzontale simboleggia invece la vita terrena. Il punto di intersezione della croce rappresenta l'incontro tra la sfera divina e quella umana: compito di Legba è quindi di vigilare su questo luogo di comunicazione tra loas e uomini.
Legba è così invocato:

"Atibon legba, solleva la barriera per me […….].
Papa Legba solleva la barriera
Affinchè io possa entare.
Quando ritornerò saluterò i Loas.
Voodoo Legba, solleva la barriera per me
Affinchè io possa ritornare.
Quando ritornerò ringrazierò i Loas
".

Papa Legba è un loa importantissimo, il suo ruolo di mediatore tra divinità e uomini ha portato ad identificarlo, di volta in volta con personaggi che appartenevano alla tradizione occidentale. Il suo ruolo di "interprete" dei desideri umani presso le divinità ha portato anche ad identificarlo con il Mefistofele faustiano, ovvero con il diavolo che concede una conoscenza, un abilità, un arte segreta e straordinaria a comuni mortali con il prezzo alto che ne conseguiva. Come vedremo, spesso il "diavolo" del Crossroad di Robert Johnson da alcuni è stato identificato proprio in Legba, in una leggendaria, come vedremo, affascinante ma ardua interpretazione.

L'acqua è uno dei quattro elementi fondamentali che stanno alla base di tutte le conoscenze iniziatiche, è dall'acqua che nasce la vita, è nell'acqua come abbiamo visto che sta la casa dei loa. Il ruolo dell'acqua che dà la vita, che nutre i raccolti, che scende dal cielo e dispensa vita e prosperità è importantissimo per la religione africana. Non a caso ci fa notare Amiri Baraka ne "il popolo del blues" che i primi schiavi rimasero affascinati proprio dai metodi di conversione della Chiesa Battista e metodista. L'immersione nell'elemento acqua, che ricordava il battesimo di Cristo per mano di S. Giovanni Battista, era considerato probabilmente un avvicinarsi alla divinità, agli spiriti del fiume creduti fra i più potenti nella religione africana. I fiumi poi come il Congo, il Nilo, sono dispensatori di vita in Africa, intorno al fiume si costruiscono villaggi, dal fiume si pesca, lo si naviga per commerciare con le altre tribù, insomma sono elementi che devono aver fatto sentire un po' a casa i deportati africani magari trovandosi lungo le sponde del Mississippi. Anche se l'agghiacciante testimonianza di Chatwin su come gli schiavisti americani si procurassero la "cipride" cioè la preziosa merce di scambio per nuovi schiavi in Africa ci induce a pensare come invece quelle acque fangose potessero trasformarsi in un terribile incubo. " Papa Agostinho concluse stancamente dicendo che Dom Francisco era andato in rovina quando gli Stati uniti avevano smesso di usare conchiglie di cipride come denaro. Mama Benz chiese cos'era veramente una cipride. "la cipride è una lumaca" fù la risposta. "Vive in un fiume chiamato Mississippi. Nei tempi andati gli americani buttavano nel fiume uno schiavo, le cipridi si attaccavano al suo corpo per nutrirsene, loro lo tiravano fuori e così si procuravano denaro per comprare altri schiavi."
Ma la potenza dell'elemento naturale accoglie così com'è i suoi "numi tutelari", terribili, potenti, capaci di donare la vita così come la morte, di traghettare dolcemente le imbarcazioni come di farle affondare nell'impeto della tempesta.
Agwe o Agouè ,per esempio, è la divinità dei mari e di tutto ciò che vive dentro o sopra di essi: pesci vegetazione marina, imbarcazioni, è il protettore dei pescatori e dei marinai e suo simbolo e strumento di culto è il corno di conchiglia, con il quale il marinaio invoca il vento favorevole. Il corno era usato anche per chiamare a raccolta i militanti neri durante le rivolte degli schiavi. Un altro simbolo per il voodoo haitiano è il pesce o la nave E' sincretizzato con S. Ulrico e collerico presiede all'iniziazione dei sacerdoti che portano la sua collana. Ben più importante è forse Damballah o Damballah-redo il dio-serpente, è la divinità della fertilità che vive sugli alberi posti alle vicinanze di sorgenti, dato che questo Loa è rappresentato da un serpente i Vuduisti venivano anche detti "adoratori di serpenti". È una delle divinità più popolari del vudù haitiano. Il colore bianco è suo simbolo ed è padrone dell'argento. È lui che dà la ricchezza, è il il dio della fecondità e della forza, insieme alla moglie Ayida-Weddo sono loa "bianchi" cioè creatori connessi con le acque in tutti i momenti rituali. Presiede ai fenomeni celesti, ed è patrono delle fonti e dei fiumi ed è sincretizzato non a caso con S. Patrizio o Mosè salvato dalle acque,. La sua signora, ovvero Ayida-Weddo, è la signora del serpente celeste, ovvero dell'arcobaleno. E' anche dea della acque dolci, sincretizzata con l'Immacolata Concezione, e dispensatrice di ricchezze. I loro adoratori, quando posseduti, strisciano come serpenti o si arrampicano sugli alberi scendendone rapidamente.
Diventano una sola persona invece nella radice originale africana per i popoli fon ovvero Dan Homey, il serpente sacro che letteralmente significa "nel ventre di Dan". Dan è quindi il serpente che è nei luoghi umidi essendo il signore delle acque, per la leggenda Dan abbandona la terra e si congiunge al cielo ma quando sta per penetrarlo lascia cadere un dono a terra, dono che avrà poteri magici ed eccezionali per chi avrà la fortuna di raccoglierlo. Una volta nel cielo Dan si spoglierà della sua pelle colorata e la stenderà ad asciugare facendo così apparire l'arcobaleno.
.Ancora dall'acqua viene invece Erzulie (o Ezili o Erzulie Freda Dahomey) è la dea della ricchezza, dell'abbondanza e dell'amore. Potrebbe essere la versione nera di Afrodite o Venere, è donna per eccellenza, è bella civetta, capricciosa e con il suo fascino e seduzione ha conquistato quasi tutti i Loa, tanto che con tutti gli ingarbugliamenti amorosi lei ne esce come donna infelice, mai appagata del suo desiderio di essere veramente amata. E' rappresentata come una mulatta dalle lunghe chiome e sincretizzata con la Mater Dolorosa il cui simbolo è un cuore trafitto da una spada, ha avuto una unica figlia da Ogou Badagri che è però scomparse nel mare, altre sue sincretizzazioni sono la Gran Erzulie protettrice dei focolari e grande dea delle acque dolci, S. Elisabetta e la Vierge Caridad patrona di Cuba. Più misteriosa è Mami Wata o Mayamata detta anche La Sirène, anch'essa divinità acquatica è moglie di Agwe ed è sincretizzata con S. Filomena o con l'Assunta. E' forse la più pericolosa delle divinità acquatiche, ha l'aspetto durante il giorno del giacinto d'acqua che si trova nei fiumi africani, le radici che galleggiano intrecciate, lunghe e folte sono i capelli del Loa. Chi coglierà il fiore sarà vittima della vendetta del Loa per aver profanato la sua casa: lei la notte ti farà vivere un sogno eccitante assumendo l'aspetto della donna amata per poi risucchiarti, con il richiamo di una melodia fatata, in mezzo al groviglio di radici e trascinarti sul fondo col suo gelido abbraccio.
Dal cielo scende anche la pierre tonnerre, la pietra del tuono, la pierre foudre, per mano di Heviesso o Azak-Tonnerre (sincretizzato con S. Pietro) la divinità del lampo e del tuono, protettrice degli agricoltori. Il dio la lascia cadere quando è offeso ed è il colpo fendente della sua ascia (che similitudine con il martello di Thor!) che genera la pietra del tuono, ma a volte capita che al Loa sfugga dalle mani nel recupero e la stessa cada sulla terra. L'uomo mortale, che riesce a recuperarla , potrà avere tra le mani la forza dirompente di Heviesso contenuta nella pietra del tuono e confezionarci gris gris. Il recupero avviene nella direzione perpendicolare alla caduta dal cielo del lampo, la sua forma sarà quella di un ciottolo ma più spesso di una vera e propria ascia neolitica.
Un altro Loa, assimilato al gruppo degli Ogou, è Shango, connesso anch'esso con il tuono, la tempesta il fulmine, è un gran generale che aggiusta i cattivi affari e guarisce i mali, ma è il gran gruppo degli Hougou che racchiude tra i più potenti Loa.
È di origine nago (Yorouba) è appunto un gruppo di loa molto potenti,quasi tutti guerrieri o fabbri. In tempo di guerra essi non scendono, ma in tempo di pace possiedono molto violentemente i seguaci facendogli vestire abiti dal colore rosso il loro preferito. Sono grandi amanti del rhum che i fedeli tracannano senza sosta quando ne sono posseduti.
Papa Ogou: o S. Giacomo Maggiore, è il padre di tutti ed è guaritore è rappresentato accompagnato da un cane, Ogun Ferraille (o Hogou): sincretizzato con S. Filippo, è il dio del ferro e del fuoco, e conosce tutti i segreti della fusione dei metalli. In lingua fon la parola "gou" significa fabbro cioè colui che simbolicamente conosce e domina la potenza del fuoco, riassumendo quelle prerogative che erano dei Marte e Vulcano romani, proteggendo i prodotti del fuoco, cioè principalmente le armi, è inoltre considerato un grande amatore simbolo della potenza virile. Ogun Badagri o S. Giorgio è la divinità della guerra, è aggressivo e molto dedito all'alcool.
Ogou Ashadè è un bokor ,cioè un sacerdote o stregone, potente depositario delle conoscenze della arti medicinali delle piante, Ogou Balindjo considerato un terapeuta è sincretizzato con S. Giuseppe o S.Giacomo Minore.
Un altra famiglia importante che trae origine dalle varie divinità dell'altopiano di Abomey poi trapiantate ad Haiti è la famiglia Guédé. Essi erano divinità dei Gédévi, abitanti dell'altopiano prima dei Fon e che una volta vinti furono venduti come schiavi e trasportati ad Haiti, tanto che il culto dei Guédé risulta quasi scomparso nell'attuale Benin. Sono le divinità della morte e formano una famiglia di circa 30 divinità per lo più loa dei cimiteri: ne fanno parte Baron Samedi (Sabato francese) il padre e capo simboleggiato da una croce e un teschio, esso presiede al processo di zombificazione ed ha carattere egocentrico ed ombroso, è sposato con Maman Brigitte una nera sincretizzata con S. Brigida, che quando possiede i fedeli li fa piombare in uno strano stato di catalessi come fossero morti. Baron La Croix (croce franc.) và invece a prelevare i morti dall'obitorio e li consegna al Baron Cimetière, custode del cimitero. Vengono tutti rappresentati come becchini che indossano cilindro soprabito nero e occhiali scuri. Durante la festa dei defunti del 2 Novembre quando vengono festeggiati, viene danzata la banda, un ballo a forti tinte erotiche, essi vengono invocati alla fine dei riti dopo gli Ogoun e danzando parlano in modo osceno, in quella occasione possiedono i fedeli che vestono con frac rattoppati, occhiali scuri, batuffoli di cotone nel naso e nelle orecchie e fumano sigari.
Altri Loa che fanno parte del pantheon voodoo sono:
Zaka o Azaka Médé che viene venerato come nume pacifico dei lavoratori della terra e come protettore dell'agricoltura, è simboleggiato da una lucertola ed è anche protettore dei viaggiatori, sincretizzato con S. Carlo. Erinle: lo spirito delle foreste, Agassou la pantera o leopardo che fondò la regale dinastia di Dahomey, Ayizan patrona dei mercati e delle piazze, delle barriere e delle porte, è rappresentata da un serpente e dalla palma reale, è simbolo di libertà e potenza e sincretizzata con Il Cristo, è la moglie di Legba e appare come una nera vecchia che cammina molto.
Il signore degli Hounfort ( i luoghi dei riti) e patrono degli houngan ( i sacerdoti) è invece Loku Atissou, è anche Dio degli alberi e conoscitore dei segreti delle foglie nonché capo della scorta di Legba che come lui sorveglia le strade e le case.

Dopo questo primo viaggio affronteremo nella terza parte, una piccola storia della diaspora africana la fede, la magia ed il folklore, i riti iniziatici, e la possessione.
Affronteremo poi nelle successive il vodoo di New Orleans, l'Hoodoo, ed una attenta analisi dei testi blues alla ricerca della tradizione afroamericana. Infine alcune riflessioni di musicologia sulle corrispondenze africane con il blues .

(Fred)

[part I]

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