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IL RAPPORTO CON LA CULTURA BIANCA
L'origine del rapporto tra la spiritualità afroamericana
e le espressioni artistiche musicali del black people dovrebbero
essere più o meno note a tutti, tale e quale a chi
si trovasse all'ascolto del Messia di Haendel presupponendo
la conoscenza di secoli di cristianità, l'arte appunto
come elemento di rappresentazione E CELEBRAZIONE di un credo
religioso. E' abbastanza evidente che se si parlasse di
gospel o spirituals quale forma maggiore di espressione
religioso-musicale afroamericana non ci sarebbero problemi
a capirsi, certo è che qui si ha intenzione di discorrere
di blues
..e di spiritualità, anzi di religione,
ed il discorso si complica.
Proprio perché, se gospel e spirituals
sono strettamente legati alla religione cristiana ed in
particolare evangelica e battista, il blues mantiene vivi
degli aspetti RELIGIOSI appartenenti all'antica tradizione
africana.
Se si ascoltasse "When the Saints
."
o qualsiasi altro spiritual non avremmo problemi a riconoscere
i tratti sacri del testo, gli episodi biblici, il significato
degli stessi. Diverso è spesso capire ed interpretare
frasi come:
Now, I'm goin' down to Louisiana
an' get me a mojo hand
My little woman she done quit me for some other man
But I hold up my hand,
I'm tryin' to make her understand
Lord, you know, everybody they tells me,
That somebody done hoodooed the hoodoo man
Dove insieme all'invocazione al Lord cristiano, si mescolano
riferimenti a talismani, credenze superstiziose, o qualcos'altro.
In questo caso quell'insieme di credenze e riti, cioè
principi metafisici e pratiche che presentano aspetti iniziatici,
magici, paranormali e che nello stesso tempo hanno avuto
un ruolo di coesione sociale e storico dei popoli afroamericani
è la religione voodoo ed i suoi derivati sincretisti
afroamericani.
Ed anche se questa non possieda nessun testo sacro, come
le altre grandi religioni, può benissimo essere definita
come "religione". In ogni caso se l'origine etimologica
di religione è la "religio" latina che
a sua volta deriva da "religare" ossia "legare",
il concetto di religione può applicarsi tranquillamente
alla pratica del voodoo. La parola africana Bambara che
definisce la religione è "lasiri" che al
tempo stesso traduce "legame", il concetto di
un uomo "religioso" cioè legato con obblighi
e vincoli alle divinità oppure il potere della religione
di legare tra di loro uomini e gruppi ad un credo comune
diventando quasi la raffigurazione dell'unione di un popolo
ben si adatta alla storia del popolo afroamericano ed alle
proprie radici religiose e culturali.
Non che la religione cristiana non abbia avuto e non ha
un ruolo coesivo nel popolo nero, tante delle forme religiose
ereditate dai bianchi furono prontamente adottate, non necessariamente
imposte, e spesso vissute con un maggiore trasporto rispetto
ai bianchi stessi.
Ma è proprio il vivere religioso differente che ci
dà la chiave di lettura dell'argomento, non a caso
nelle antiche religioni africane del Dahomey progenitrici
del voodoo, l'accettare la religione dei "conquistatori"
significava ereditarne dignità e prestigio, ed il
gesto non era il deporre le armi ai piedi del predatore
ma riconoscerne la potenza accrescendo così la propria.
Non a caso il vissuto religioso del black people è
un gesto continuo e quotidiano di religiosità sorprendente,
totalizzante, dove la spiritualità è forma
diretta ed autentica del rapporto trascendente-immanente,
senza le speculazioni tipiche della cultura religiosa occidentale.
Non a caso l'adozione, sotto le forme più consone
alla spiritualità nera, delle religioni bianche ha
significato spesso dover usare il termine sincretismo. Sarebbe
impensabile onestamente, per un prete bianco europeo appena
uscito da qualche seminario poter pensare di rivedere la
sua teologia in funzione del posto dove magari è
costretto a vivere e predicare, adottarne i riti, le icone
religiose, sarebbe un tradimento al suo fondamento religioso.
Per il popolo nero così non fù, ed anzi fece
proprie le figure religiose cristiane, i riti, i santi,
i libri sacri, ma non tradì mai in fondo le proprie
origini. Ed è su queste origini che si fonda la duttilità
della religiosità nera e la sua potente espressività
che maggiormente si può ritrovare, appunto, nel blues.
Non vorrei ritornare di nuovo sugli effetti nocivi di una
cattiva iconografia del blues, che, per anni l'ha etichettato
solo come forma espressiva tipica degli stati d'animo di
un popolo oppresso e di conseguenza dedito all'alcool, alla
droga, al gambling, al sesso sfrenato, ad urlare contro
il proprio tragico destino, insomma un succedaneo culturale
buono per intellettuali occidentali annoiati. Di certo,
non ha giovato alla diffusione capillare del genere e soprattutto
della sua squisita autenticità culturale e, nel suo
momento di maggior diffusione nel mercato discografico bianco
(anni '60 in Inghilterra soprattutto con il blues revival),
è coincisa invece, guarda caso, con il periodo "rivoluzionario-giovanile"
della messa in discussione dei valori borghesi all'insegna
della trasgressione e dell'anelito della costruzione di
un nuovo mondo possibile alternativo. Dapprima, ed il mercato
discografico americano come l'arcinota storia del bigottismo
puritano americano ce l'insegnano, il blues fu, evitato,
demonizzato, deriso, isolato. A questo fenomeno si collegano
le dinamiche socio-razziali che pervasero la storia degli
Stati Uniti d'America in un quadro complessivo che escludeva
dal mercato discografico la produzione artistica nera proprio
perché non espressione dei valori della società
bianca dominante, ma soprattutto perché i neri non
rappresentavano una fetta di potenziali acquirenti discografici
per la generale indigenza della classe nera. Per cui il
successo degli artisti blues era decretato da un mercato
parallelo, sì esistente, ma dove le cifre milionarie
del vero business musicale erano un miraggio, i race records
rappresentarono solo una parte dell'intero e sostanzioso
giro d'affari dell'industria discografica in mano ai bianchi.
Insomma per questo motivo, penso, diventò poi molto
dopo, la musica che da allora a tutti piace
sinonimo
di libertà, di simpatia per il popolo nero, di allegra
giovialità, d'intense emozioni
coincidente proprio
con il momento di pacificazione razziale e di superamento
delle diversità.
Ma se si va a raschiare, sotto sotto, per quanto il blues
ottenga simpatie e favori non gode tutt'oggi di quella capacità
di penetrare stabilmente nel gusto musicale e di conseguenza
nella diffusione dai grandi numeri del business discografico.
Le cifre delle vendite diventano consistenti quando sono
artisti non squisitamente blues a buttare sul mercato dei
prodotti pseudoblues tipo Eric Clapton, o il nostro italianissimo
Zucchero, andando a pescare nell'immaginario collettivo
del blues, per il look o per i lanci di presentazione, di
cui sopra, e producendo dischi che di blues in senso strettamente
musicale presentano veramente poco.
Dai miei amici di qualche anno più avanti, quando
dico che suono blues
che vado pazzo per il blues
sento
dire: "bello
! " e allora chiedendo se hanno
dei dischi, quanti, cosa preferiscono se il blues di Chicago
o lo swamp blues,
mi ritrovo sempre con la stessa delusione..:
"ma sai veramente avrei un solo disco
" e
magari i soliti (con tutto il rispetto) John Lee Hooker
o B.B. King
.
Non affrontiamo poi i coetanei o i più giovani non
è questo l'ambito
ma il panorama di approccio
generale al blues è quanto di più superficiale
si possa immaginare. E' evidente che le mode influenzino
molto i gusti musicali, i menestrelli radiofonici prezzolati
dalle case discografiche hanno solo la libertà di
far girare sul piatto Ridin' with the King
e già
potrebbe essere abbastanza.
Comunque tanto per tornare a quanto sopra, direi che gli
eredi di quel sogno di gran libertà assimilarono
alla controcultura occidentale così piena di odore
di lacrimogeno rotolante su qualche piazzale davanti alla
Sorbonne, anche una forma espressiva musicale tipica di
rudi contadini del basso Mississippi che sicuramente non
sapevano neanche chi fosse Mao-Tse Tung
.o cosa fosse
l'I Ching
..Insomma nella rivoluzione dei poveri contro
i ricchi prendiamo come inno la musica dei poveri contro
i ricchi
.dei neri contro i bianchi, dei delusi e degli
oppressi contro i dominatori.
Il guaio è che tutt'oggi ancora vedo in giro i soliti
luoghi comuni
ma vivaddio che da un lato almeno ci
sia un pubblico vagamente interessato e dalle motivazioni
non squisitamente ortodosse, e non un pubblico di supersuper
nicchia come mi sembra accada nel jazz laddove troviamo
i cosiddetti fruitori esperti o gli amanti autentici, e
nella maggior parte dei casi gli ascoltatori da "sottofondo
di salotto" che magari cercano disperatamente Bitches
Brew (ed il riferimento non è casuale parlando di
voodoo) per sfondare i "family jewels" dei propri
ospiti in uno slancio di onanismo intellettuale
..
Certo è che si dovrebbe fare qualche passo avanti
o
meglio come dicevamo indietro.
L'Africa
l'origine dell'uomo sembra sia avvenuta là
.Oggi
dire Africa evoca alla mente strane sensazioni per l'uomo
medio occidentale..c'è chi pensa subito al villaggio
turistico che ha visto sui depliant di Malindi, chi sogna
di fotografare giraffe e leoni sopra una jeep al Maasai
Mara, chi pensa al numero impressionante di malati di AIDS,
chi ricorda un vecchio romanzo di Karen Blixen, chi si sente
un po' Hemingway o Wilbur Smith, chi sogna ancora di andarsene
a riprenderne un pezzo, chi sta con Mandela, chi sta contro
le multinazionali farmaceutiche, chi global e chi no-global,
chi ci vorrebbe mettere una bomba così tutti quei
"neger" non vengono più su a vendere cd
falsi e a battere per le strade della nostra pulita Italia.
Insomma venghino Signori, a volte vorrei essere un nuovo
Buffalo Bill per portare in giro con un circo, in Africa,
le bestie esotiche che si vedono in giro
..
L'Africa è l'Africa, con la sua gente, la sua cultura,
la sua storia affascinante e "sfortunata"(?),
fatta di migrazioni, guerre, arte, la sua religione, la
sua musica
e nel confronto con il nostro mondo ci facciamo
prendere da eccessiva emotività
.che può
spaziare dal pur giusto senso di colpa Occidental-Colonialista
solidaristico alla altezzosa superiore vista dall'alto di
un affascinante esotico mondo abitato soprattutto da animali
del National Geographic o spesso dall'indifferenza più
crudele.
Ora che ho esposto il mio punto di vista, cerchiamo di capire
il rapporto che esiste tra religioni africane e la musica
afroamericana più autentica
ovvero tra voodoo
e blues.
VOODOO ORIGINE E STORIA
La pratica del Voodoo proviene appunto dall'Africa e, probabilmente,
è antica come lo stesso continente. La parola "Voudum"
è originaria del dialetto della tribù Ewe
e significa Dio Creatore o Grande Spirito. L'origine supposta
da un ipotetico veau d'or (francese: vitello d'oro) attorno
al quale si celebrano danze sacre non sembra fondata.
In senso stretto, la parola vudù deriva dal vocabolo
africano (precisamente dal Dahomey, ora Benin) vodu, trasmessaci
attraverso l'inglese voodoo nel 1880, e indica il dio-serpente
(Damballah-ouedo) dei Negri della Guiana olandese (Suriname),
secondo l'"Enciclopedia italiana di scienze, lettere
ed arti" (Roma 1929-1981; cfr.vol.XVIII, p.318, anno
1933).
In senso lato, essa indica "ciascuno degli dèi
o spiriti di origine africana, adorati nel vuduismo"
(nell'appendice all'ottava edizione [1965] del vocabolario
di N.Zingarelli).
Gli Ewe sono il gruppo etnico maggiore ed i Fon, Mina, Adja
sono sottogruppi.
Altri gruppi dai quali viene il contributo per la nascita
del cosiddetto Voodoo (Vodu, Vodou, Vodoun, Vaudou, Vaudon)
sono: Gwa, Tchamba, Adja, Yoruba, Nago, Goun, Holli, Aizo,
Mahi, Bariba, Phila-Phila, Asante, Anlo-Ewe,Taneka, Dindi,
Peulh. In verità, c'erano almeno 35 differenti gruppi
etnici nell'Africa dell'Ovest, estesi dal sud-Est Senegal
(antico Ghana), a Abeokuta in Nigeria, che si considerano
responsabili della nascita della religione Voodoo.
Comunque, quasi tutte discendono da un unico antenato comune
nell' "Est," ovvero la nazione di Ketu, (ora Benin
di Nigeria) e tutte le tribù la riconoscono come
la loro casa di nascita . Ketu è noto come Amedzofe
o Mawufe alla Ewe e Fon ed il Ga-Dangme che più tardi
sarà noto come Akhan.
Racconti orali dicono della loro esistenza in Ketu dall'11°
secolo, fino all'espansione dell'impero Oyo. Il Vodou è
esistito in questa regione per più di 300 anni. Successivamente
con l'espansione dell'impero Oyo, la tensione ha condotto
a conflitti e migrazione progressiva delle tribù
Ewe, Fon e Ga che si raggrupparono nel sud.
Gli Ewe migrarono nell'area attuale del Togo dalla valle
del fiume Niger tra il 13° e il 14° secolo. Si stanziarono
anche in molti altri paesi del Golfo di Guinea, Sierra Leone
e Gabon. La loro sistemazione comune era all'inizio del
17° secolo a Notsie, una città localizzata nella
attuale Repubblica di Togo. La loro lingua è chiamata
Ewegbe, letteralmente "lingua degli Ewe" , e consiste
di più di 35 dialetti diversi.
Durante il 15° e 16° secolo, esploratori portoghesi
e commercianti hanno visitato la costa. Per i successivi
200 anni la regione litoranea divenne il maggiore centro
di scorrerie per europei in cerca di schiavi, e così
Togo e la regione circostante guadagnano il nome di "Costa
degli schiavi" . Il Voodoo è quindi una pratica
religiosa che ricomprende le antiche religioni Akan, Ifa,
Orisha, La Reglas del Congo, e Mami Wata. Il commercio degli
schiavi iniziò nel 1510, strappati dalla propria
terra nativa, soprattutto nella zona costiera centroccidentale
dell'Africa: ora Camerun, Togo, Benin, Ghana, Nigeria. Portarono
con loro solo l'unico bene di cui potevano rimanere in possesso:
la propria religione, fede e pratiche religiose, la maggior
parte di essi furono deportati nelle isole caraibiche, e
costretti con la violenza a lavorare nelle piantagioni ed
a convertirsi al cristianesimo. Proprio in una delle isole
caraibiche Haiti si trovava il grande centro di "accoglienza"
e smistamento degli schiavi africani. Ed è proprio
ad Haiti che il voodoo ancor oggi ha mantenuto la sua più
pura identità, in altre isole Caraibiche, Cuba, ad
esempio, possiamo trovare dei "derivati" più
sincretisti come la Santeria o qualcosa di ancor diverso
in altri paesi dell'America meridionale come l'Umbanda ,
Quimbanda e Candomblè.
Una serie di stereotipi negativi hanno accompagnato il voodoo:
i sacrifici umani, i vampiri, il sangue gocciolante ed il
culto del diavolo, tutto questo viene usato nelle novelle
e film di fantasmi, e niente di tutto ciò proviene
o appartiene alla religione del Voodoo.
La tribù Ewe è stata riunificata in un'enclave
all'interno delle frontiere politiche della parte meridionale
della Repubblica popolare del Benin (l'ex-Dahomey) che è
stata una colonia francese nel periodo 1894-1958, nota sia
per il Voodoo che per le sue bellicose amazzoni guerriere
(battaglie di Ouidah del 1727 nonché di Porto Novo
e di Ouidah del 1889). Agli Ewe, Albacete aggiunge gli Zulù
e i Mandinga, dicendo che la religione guerriera wuduista
("El vudù naciò guerrero") sorse
dalla stregoneria tribale in Africa, approssimativamente,
tra il 7000 e il 3000 avanti Cristo. Nelle guerre tribali,
dapprima si affrontavano i sacerdoti delle tribù
in lotta con lavori di magia negativa durante varie giornate
e se vinceva il più bravo, con lui vinceva anche
la sua stessa tribù; poi si scagliava una lancia
e se moriva un guerriero si dava per finita la guerra. Con
l'arrivo di Shaka-Zulù, capo guerriero e sacerdote
vudù degli Zulù, cambiò la guerra grazie
all'uso di un nuovo tipo di lancia (creato da un loa della
parte nera) e del grande scudo che difende tutto il corpo.
Shaka-Zulù proibì a tutti i sacerdoti di praticare
il Voodoo e uccideva chi disobbediva con l'impalamento.
Così i sacerdoti ribelli furono perseguitati, catturati
e venduti come schiavi. Con i lavori di magia vudù
si mira ad ottenere unioni, scioglimenti, attrazione, magnetismo
personale, allontanamento di persone moleste, controfatture
per i lavori di magia nera e anche vuduista, successi finanziari
e liberazione dello spirito da ogni male.
Secondo la leggenda, le dinastie dei regni situati a sud
dell'attuale Repubblica del Benin, provengono da Tado, una
città dell'attuale Togo e hanno origine da una coppia
mitica: la principessa Aligbonon di Tado e un leopardo.
Nel corso del XVII secolo, due dei loro discendenti, Ganyé
Hessou e Dako, fondano un nuovo regno: il Danhomé.
Houégbadja (1645-1685) stabilisce le basi legali
e i grandi principi di funzionamento del regno: regole di
successione, obiettivi politici dei sovrani. In quest'epoca
l'estensione del regno si limita all'altopiano di Abomey.
Nel secolo XVIII, il re Agadja (1708-1740) amplia le frontiere
del Danhomè fino alla costa atlantica conquistando
i regni di Allada e di Savi. Da questo momento, il Danhomè
prende attivamente parte al commercio negriero utilizzando
il porto di Ouidah, capitale di Savi e si arricchisce considerevolmente.
Il regno raggiunge il suo apogeo durante il XIX secolo sotto
il re Guézo (1818-1858). Costretto dal movimento
antischiavista, Guézo sviluppa l'agricoltura e converte
l'economia del Danhomè esportando meno apertamente
schiavi ed una maggiore quantità di prodotti agricoli
(mais, palma da olio...).
Alla fine del XIX secolo, nonostante l'accanita resistenza
del re Gbêhanzin (1889-1894) alla penetrazione europea,
il regno perde la sua indipendenza e si dissolve nella colonia
francese del Dahomey.
La tratta negriera in direzione verso l'America fu ufficialmente
autorizzata il 12 gennaio 1510 (Ilanèe- Colonisation
et conscience chrètienne Plon, Paris 1957) e nel
corso dello stesso anno i primi contingenti di schiavi neri
arrivarono a Hispaniola, grazioso nome dell'attuale Santo
Domingo. Fu proprio il Dahomey attraverso il porto di Ouidah,
tra il settecento e l'ottocento a dare il suo contributo
maggiore grazie alla dinastia degli Agasouvi ( i figli della
Pantera) che regnavano ad Abomey e per tre lunghi secoli
cacciarono rendendo schiavi i popoli vicini avvalendosi
dell'armata delle Amazzoni. Un esercito di terribili donne
guerriere che sapevano combattere con la ferocia di un animale
selvaggio, pronte a sgozzare le vittime con i propri denti,
spolpare i loro crani e cibarsi delle loro carni. I teschi
venivano omaggiati ad alti funzionari e ambasciatori o come
abbellimento al trono del sovrano. Nel museo di Abomey è
conservato il trono di Ghezo, re di Abomey dal 1818 al 1858
che poggia su quattro teschi. Si calcola che durante questo
periodo, chiusosi definitivamente nel 1900 con l'annessione
del Dahomey a colonia francese in seguito alla resa del
re Behanzin alle truppe francesi nel 1894, l'Africa abbia
offerto molto più di 10 milioni di fratelli. A ricordo
di questo deplorevole Olocausto, oggi il Benin sta ricostruendo,
pezzo per pezzo, a fatica i brandelli del passato consacrando
Ouidah la città della memoria. Si è iniziato
nel 92 con la consacrazione dell'antica strada che gli schiavi,
incatenati da collari, manette e cavigliere, un morso tra
i denti legato stretto alla nuca per evitare che potessero
parlare e urlare, percorrevano in lunghe file, dal deposito
dove venivano ammassati per giorni e a volte settimane,
fino alla spiaggia dove erano imbarcati.
Grandi sculture in cemento dipinto, fiancheggiano la pista
rossa in terra battuta, in una surreale Via Crucis fatta
di serpenti che si mordono la coda, camaleonti, uomini a
tre teste, amazzoni, ciascuno con una simbologia ben precisa,
giù fino alla spiaggia dove si erge maestosa la "
Porta del non-ritorno", un grande arco di rame e cemento
"affinchè l'oblio non li uccida una seconda
volta".
Era un passaggio obbligato, qui gli schiavi venivano fatti
girare per tre volte affinchè l'anima una volta staccata
dal corpo potesse fare ritorno in Patria. A Ouidah c'è
anche un museo dedicato alla tratta degli schiavi, raccoglie
cose semplici ma racconta bene l'Olocausto. E' sistemato
nel vecchio forte portoghese il San Joao Baptista datato
1721. In netto contrasto l'altro Museo, non inserito nelle
liste ufficiali e non amato dagli indigeni: E' di proprietà
dei discendenti di Don Francisco de Souza, il negriero che
si insediò nel forte portoghese nel 1788. Rimbalzò
agli onori di cronaca grazie a Bruce Chatwin che ne romanzò
le gesta con "Il vicerè di Ouidah".(Adelphi,
Milano 1997)
VOODOO AD HAITI
Senza dubbio, indipendentemente dal fatto che Haiti costituisca
parte essenziale dell'argomento e giochi un ruolo importante
in questa materia, il Voodoo non è affatto sorto
nella magica isola franco-antillese, bensì in un'altra
parte dell'Oceano Atlantico, vale a dire sulle coste africane
del Golfo della Guinea (Costa degli schiavi) e, più
profondamente, costituisce uno dei tanti retaggi dell'antica
magia della sommersa Atlantide (secondo la Chiesa Cattolica
Antica occultista di Haiti e La Couleuvre Noire di Michael
Paul Bertiaux). Ma quando, a partire dal 1503, i negrieri
cominciarono a riempire le loro navi di uomini e donne schiavizzate,
il Voodoo li accompagnò dalle regioni africane fin
dentro il Nuovo Mondo.
In sostituzione della popolazione india, quasi completamente
sterminata dagli Europei colonizzatori, vennero deportati
schiavi dall'Africa perché considerati più
resistenti alla fatica. Rispettivamente nel 1697 e 1795
le parti occidentale e orientale dell'isola passarono sotto
il dominio francese. I riti religiosi africani erano stati
rigorosamente proibiti dal Codice per i negri del 1685;
il Voodoo venne allora praticato segretamente sulle montagne.
Questa forma rappresentava l'unico legame rimasto tra gli
schiavi e la terra d'origine e si può ben dire che
costituisse anche una forma di autocoscienza politica. Nella
notte del 14 agosto 1791, il culto si manifestò,
infatti, come potente fattore rivoluzionario. Lo schiavo
e sacerdote Boukmann diede il segnale della rivolta durante
una cerimonia voodoo: la fede nelle divinità della
terra africana e nel potere del culto dette ai neri haitiani
la forza di cominciare una guerra di liberazione contro
i francesi, Dodici anni più tardi, dopo una lotta
sanguinosa, venne nel 1803 raggiunta l'indipendenza. La
rivolta degli schiavi è considerata oggi come festa
nazionale dei Vuduisti. Il culto, tuttavia, tornò
ad essere illegale poco dopo la vittoria degli schiavi:
parte della classe dirigente aveva, infatti, accettato i
modelli culturali francesi ripudiando la tradizione africana.
Nel 1957 Francois Duvalier, sostenitore del culto venne
eletto presidente, e chiamato papa Doc dai seguaci voodoo,
si proclamò presidente a vita e, nel 1964, mobilitò
le masse dei poveri per una nuova rivoluzione contro l'oligarchia
mulatta. Ne conseguì una guerra civile e razziale
tra neri e mulatti, considerando il Voodoo come "religione
di liberazione" elevò diversi riti al rango
della religione nazionale, nonostante che il Cattolicesimo
restasse ufficialmente la religione di Stato, per questo
motivo fu anche scomunicato dal Vaticano. Nel 1971 ad esso
successe Jean Claude Duvalier detto baby-Doc anche lui come
presidente a vita ma il 7 febbraio 1986 venne destituito
e dopo disordini durati parecchi mesi fu costretto alla
fuga.
I praticanti del Voodoo si riuniscono in una comunità,
chiamata société. La société
si riunisce attorno ad un Hounfort, dove vengono eseguiti
i rituali da un sacerdote o una sacerdotessa, chiamati rispettivamente
Houngan e Mambo. Le Sociétés Voodoo sono molto
compatte e garantiscono una struttura organizzativa centrale
alle piccole communità ad Haiti.
IL PANTHEON VOODOO
Se lingua, costumi, lotte tribali caratterizzavano le varie
etnie, nella religione esisteva un comun denominatore che
le univa cioè la credenza in unico Dio, essere supremo,
creatore, eterno ed infinito ma sempre lontano e distaccato
dalle questioni mondane, un Dio quindi fondamentalmente
poco sentito ed astratto detto Mawou, Obatala, Olorun per
i vari gruppi etnici di Guinea mentre Bon Dieu ad Haiti
o a New Orleans.
A spiegazione di quest'atteggiamento di divino e sublime
distacco verrebbero a supporto le antiche leggende secondo
le quali un tempo Dio avrebbe partecipato alla vita del
villaggio ma fu offeso dal comportamento degli uomini, anzi
in verità ed in particolare da quello delle donne
che usavano inginocchiarsi a schiacciare i tuberi di manioca
nei mortai. Quando queste presero a cambiar posizione nel
compiere l'operazione, alzandosi in piedi, i colpi dei manici
del pestello colpirono incessantemente il cielo. Un rapporto
fra Dio e uomini così stranamente caratterizzato
da un misto di timore e aristocratico distacco, lasciò
dunque spazio a tutta una serie d'intermediari o delegati
come Dei secondari, minori o domestici.
Al di sotto di questo Dio onnipotente, stavano quindi gli
Spiriti o Loa che guidano gli affari del mondo: le divinità
sono d'origine africana ma spesso assimilate a figure sacre
del cristianesimo e sono anche talvolta dette Orisea, Saints
(Santi) o Anges (Angeli). Esse si occupano della famiglia,
l'affetto, la salute, il lavoro, il raccolto, la pesca,
l'amore, il sesso e vengono fatte delle offerte all'appropriato
Loa per assicurarsi che un proprio desiderio o richiesta
si avveri con successo. Ogni Loa ha il suo frutto o vegetale,
colore, numero, giorno della settimana e si manifesta attraverso
elementi della natura: vento, pioggia, lampo, tuono, il
fiume, l'Oceano. Alcuni animali, alberi o pietre. Gli antenati
sono venerati e consultati per guida o protezione, si crede
che dopo la morte l'anima o coscienza di un individuo rinasca
in un altro corpo solitamente della stessa tribù
o famiglia.
I Loa sono dunque le divinità e gli spiriti del vudù
e fanno parte del pantheon vudù, la parola Loa deriva
dal congolese "spirito" ma la sua migliore interpretazione
sarebbe "genio". Ne esistono un'infinità
e sono in continua evoluzione, se si pensa che per alcuni
gruppi etnici anche gli eroi o gli antenati del villaggio
potevano essere assunti come Loa diventa veramente difficile
ricostruire l'intero pantheon vudu. Forse i maggiori gruppi
sono i Loa Obsom degli Ashanti oppure i Trowo degli Ewe
o gli Orisha degli Yorouba.
I principali, riconosciuti da tutti, hanno origini africane;
gli altri sono creoli, meno potenti, ma fondamentali.
Il pantheon vudu si può classificare comunque anche
secondo le sue successive ramificazioni che traggono comunque
origine dalla versatilità e dinamismo della cultura
religiosa dell'antico Dahomey. Non è un caso che
ci si possa perdere attraverso la ricostruzione visto che
come religione trae proprio la sua origine da una cultura
dell'assimiliazione di altre etnie. Gli antichi sovrani
di Abomey infatti, mentre procedevano alle conquiste non
solo usavano sottomettere i popoli e annettere il loro territorio
al regno ma ne prendevano anche le divinità. I vodun
potevano essere acquisiti anche per alleanze reali, per
matrimoni, per il combattere epidemie, per stipulare un
accordo e la propensione al sincretismo haitiano nasce proprio
da questa antica tradizione di reciprocità dahomeana.
Per Haiti dunque la classificazione dei loa segue non tanto
l'origine africana reale quanto quella necessaria alla riunificazione
dei vudu delle diverse componenti etniche deportate nella
colonia e cioè un pantheon rada (dei dahomey e yoruba),
congo (bantu), e petro (nato ad Haiti quindi creolo). Questa
distinzione indicherà anche i tre tipi diversi di
rituale e tre tipi di pantheon principale retti da tre diverse
divinità cioè: Mawu Lisa (il cielo), Sagbata
(la terra) ed Hèvioso (il tuono e il mare).
Gli uomini chiedono ai loa, protezione e questi li "posseggono"
durante i riti. Diventa quindi importante il rapporto diretto
che si instaura tra divinità e fedele, il magico
rapporto tra trascendente e immanente che si manifesta attraverso
l'intervento terreno nella trance mistica.
Il loa invocato sale da en bas de l'eau, dagli abissi dell'Oceano
di fronte al golfo di Guinea (Guinée), dove vive
con gli antenati e camminando per il chemin de l'eau si
manifesta al devoto impossessandosi della sua testa, e l'individuo
diventerà il Loa stesso che dirà agli altri
fedeli le proprie necessità, farà predizioni,
dispenserà consigli e avverimenti. Il posseduto sarà
il choual (cavallo) di un unico loa, per il vodoo africano
e per i derivati sincretisti brasiliani, e "porterà"
invece più Loa per i vuduisti haitiani.
I tre pantheon haitiani altro non sono che la rappresentazione
della struttura del mondo e sono tenuti separati tra loro
con cerimoniali, formule e rituali che non devono confondersi
con gli altri, anche se avendo tutti la stessa origine fon
avranno tutti un aspetto rada ed i rituali hanno tutti la
stessa struttura principale rada.
Questi spiriti sono molto attenti e particolarmente sensibili
alla devozione del fedele, possono, per essere stati pregati
in modo corretto e generoso, elargire grandi favori, come
possono invece scatenare incredibili collere e per placarli
o ingraziarli è necessario fare offerte, sacrifici,
danze, musiche appropriate alla personalità del Loa.
Il loa invocato per primo durante le cerimonie è
Legba ( o Papa Legba, Legba di Abomey e di Ouidah, el niño
Elegguà, Eshu, Exu, Lucero del Mundo che apre le
vie o Sant'Antonio da Padova);
Esso ha un posto preminente per i popoli di lingua fon dell'antico
Dan-homey, è malvagio e temuto, è sorgente
di male e di vita. Viene rappresentato con un feticcio antropomorfo
che osserva un fallo, simbolo di vita e posto nelle piazze
o agli incroci. E' il signore degli incantesimi (ed i crocicchi
si sa sono i posti più propizi per questi) e si identifica
anche con Fa divinità Yorouba e conosce il linguaggio
del Dio supremo, il futuro e il destino dell'universo.
Egli traduce quindi le preghiere umane nella lingua delle
divinità e svolge quindi un ruolo di mediatore tra
loas e gli uomini. Suo compito è anche quello di
sorvegliare la barriera che divide il mondo dei loas da
quello degli uomini, così che nessuna forza divina
possa raggiungere i fedeli senza il suo assenso e viceversa.
Il suo simbolo è la croce di Legba in cui la trave
verticale rappresenta il tramite fra mondo superiore celeste
e mondo terreno come pure il cammino delle divinità
verso la terra. Il punto iniziale del tragitto è
situato immaginariamente in Africa. La trave orizzontale
simboleggia invece la vita terrena. Il punto di intersezione
della croce rappresenta l'incontro tra la sfera divina e
quella umana: compito di Legba è quindi di vigilare
su questo luogo di comunicazione tra loas e uomini.
Legba è così invocato:
"Atibon legba, solleva la barriera per me [
.].
Papa Legba solleva la barriera
Affinchè io possa entare.
Quando ritornerò saluterò i Loas.
Voodoo Legba, solleva la barriera per me
Affinchè io possa ritornare.
Quando ritornerò ringrazierò i Loas".
Papa Legba è un loa importantissimo, il suo ruolo
di mediatore tra divinità e uomini ha portato ad
identificarlo, di volta in volta con personaggi che appartenevano
alla tradizione occidentale. Il suo ruolo di "interprete"
dei desideri umani presso le divinità ha portato
anche ad identificarlo con il Mefistofele faustiano, ovvero
con il diavolo che concede una conoscenza, un abilità,
un arte segreta e straordinaria a comuni mortali con il
prezzo alto che ne conseguiva. Come vedremo, spesso il "diavolo"
del Crossroad di Robert Johnson da alcuni è stato
identificato proprio in Legba, in una leggendaria, come
vedremo, affascinante ma ardua interpretazione.
L'acqua è uno dei quattro elementi fondamentali
che stanno alla base di tutte le conoscenze iniziatiche,
è dall'acqua che nasce la vita, è nell'acqua
come abbiamo visto che sta la casa dei loa. Il ruolo dell'acqua
che dà la vita, che nutre i raccolti, che scende
dal cielo e dispensa vita e prosperità è importantissimo
per la religione africana. Non a caso ci fa notare Amiri
Baraka ne "il popolo del blues" che i primi schiavi
rimasero affascinati proprio dai metodi di conversione della
Chiesa Battista e metodista. L'immersione nell'elemento
acqua, che ricordava il battesimo di Cristo per mano di
S. Giovanni Battista, era considerato probabilmente un avvicinarsi
alla divinità, agli spiriti del fiume creduti fra
i più potenti nella religione africana. I fiumi poi
come il Congo, il Nilo, sono dispensatori di vita in Africa,
intorno al fiume si costruiscono villaggi, dal fiume si
pesca, lo si naviga per commerciare con le altre tribù,
insomma sono elementi che devono aver fatto sentire un po'
a casa i deportati africani magari trovandosi lungo le sponde
del Mississippi. Anche se l'agghiacciante testimonianza
di Chatwin su come gli schiavisti americani si procurassero
la "cipride" cioè la preziosa merce di
scambio per nuovi schiavi in Africa ci induce a pensare
come invece quelle acque fangose potessero trasformarsi
in un terribile incubo. " Papa Agostinho concluse stancamente
dicendo che Dom Francisco era andato in rovina quando gli
Stati uniti avevano smesso di usare conchiglie di cipride
come denaro. Mama Benz chiese cos'era veramente una cipride.
"la cipride è una lumaca" fù la
risposta. "Vive in un fiume chiamato Mississippi. Nei
tempi andati gli americani buttavano nel fiume uno schiavo,
le cipridi si attaccavano al suo corpo per nutrirsene, loro
lo tiravano fuori e così si procuravano denaro per
comprare altri schiavi."
Ma la potenza dell'elemento naturale accoglie così
com'è i suoi "numi tutelari", terribili,
potenti, capaci di donare la vita così come la morte,
di traghettare dolcemente le imbarcazioni come di farle
affondare nell'impeto della tempesta.
Agwe o Agouè ,per esempio, è la divinità
dei mari e di tutto ciò che vive dentro o sopra di
essi: pesci vegetazione marina, imbarcazioni, è il
protettore dei pescatori e dei marinai e suo simbolo e strumento
di culto è il corno di conchiglia, con il quale il
marinaio invoca il vento favorevole. Il corno era usato
anche per chiamare a raccolta i militanti neri durante le
rivolte degli schiavi. Un altro simbolo per il voodoo haitiano
è il pesce o la nave E' sincretizzato con S. Ulrico
e collerico presiede all'iniziazione dei sacerdoti che portano
la sua collana. Ben più importante è forse
Damballah o Damballah-redo il dio-serpente, è la
divinità della fertilità che vive sugli alberi
posti alle vicinanze di sorgenti, dato che questo Loa è
rappresentato da un serpente i Vuduisti venivano anche detti
"adoratori di serpenti". È una delle divinità
più popolari del vudù haitiano. Il colore
bianco è suo simbolo ed è padrone dell'argento.
È lui che dà la ricchezza, è il il
dio della fecondità e della forza, insieme alla moglie
Ayida-Weddo sono loa "bianchi" cioè creatori
connessi con le acque in tutti i momenti rituali. Presiede
ai fenomeni celesti, ed è patrono delle fonti e dei
fiumi ed è sincretizzato non a caso con S. Patrizio
o Mosè salvato dalle acque,. La sua signora, ovvero
Ayida-Weddo, è la signora del serpente celeste, ovvero
dell'arcobaleno. E' anche dea della acque dolci, sincretizzata
con l'Immacolata Concezione, e dispensatrice di ricchezze.
I loro adoratori, quando posseduti, strisciano come serpenti
o si arrampicano sugli alberi scendendone rapidamente.
Diventano una sola persona invece nella radice originale
africana per i popoli fon ovvero Dan Homey, il serpente
sacro che letteralmente significa "nel ventre di Dan".
Dan è quindi il serpente che è nei luoghi
umidi essendo il signore delle acque, per la leggenda Dan
abbandona la terra e si congiunge al cielo ma quando sta
per penetrarlo lascia cadere un dono a terra, dono che avrà
poteri magici ed eccezionali per chi avrà la fortuna
di raccoglierlo. Una volta nel cielo Dan si spoglierà
della sua pelle colorata e la stenderà ad asciugare
facendo così apparire l'arcobaleno.
.Ancora dall'acqua viene invece Erzulie (o Ezili o Erzulie
Freda Dahomey) è la dea della ricchezza, dell'abbondanza
e dell'amore. Potrebbe essere la versione nera di Afrodite
o Venere, è donna per eccellenza, è bella
civetta, capricciosa e con il suo fascino e seduzione ha
conquistato quasi tutti i Loa, tanto che con tutti gli ingarbugliamenti
amorosi lei ne esce come donna infelice, mai appagata del
suo desiderio di essere veramente amata. E' rappresentata
come una mulatta dalle lunghe chiome e sincretizzata con
la Mater Dolorosa il cui simbolo è un cuore trafitto
da una spada, ha avuto una unica figlia da Ogou Badagri
che è però scomparse nel mare, altre sue sincretizzazioni
sono la Gran Erzulie protettrice dei focolari e grande dea
delle acque dolci, S. Elisabetta e la Vierge Caridad patrona
di Cuba. Più misteriosa è Mami Wata o Mayamata
detta anche La Sirène, anch'essa divinità
acquatica è moglie di Agwe ed è sincretizzata
con S. Filomena o con l'Assunta. E' forse la più
pericolosa delle divinità acquatiche, ha l'aspetto
durante il giorno del giacinto d'acqua che si trova nei
fiumi africani, le radici che galleggiano intrecciate, lunghe
e folte sono i capelli del Loa. Chi coglierà il fiore
sarà vittima della vendetta del Loa per aver profanato
la sua casa: lei la notte ti farà vivere un sogno
eccitante assumendo l'aspetto della donna amata per poi
risucchiarti, con il richiamo di una melodia fatata, in
mezzo al groviglio di radici e trascinarti sul fondo col
suo gelido abbraccio.
Dal cielo scende anche la pierre tonnerre, la pietra del
tuono, la pierre foudre, per mano di Heviesso o Azak-Tonnerre
(sincretizzato con S. Pietro) la divinità del lampo
e del tuono, protettrice degli agricoltori. Il dio la lascia
cadere quando è offeso ed è il colpo fendente
della sua ascia (che similitudine con il martello di Thor!)
che genera la pietra del tuono, ma a volte capita che al
Loa sfugga dalle mani nel recupero e la stessa cada sulla
terra. L'uomo mortale, che riesce a recuperarla , potrà
avere tra le mani la forza dirompente di Heviesso contenuta
nella pietra del tuono e confezionarci gris gris. Il recupero
avviene nella direzione perpendicolare alla caduta dal cielo
del lampo, la sua forma sarà quella di un ciottolo
ma più spesso di una vera e propria ascia neolitica.
Un altro Loa, assimilato al gruppo degli Ogou, è
Shango, connesso anch'esso con il tuono, la tempesta il
fulmine, è un gran generale che aggiusta i cattivi
affari e guarisce i mali, ma è il gran gruppo degli
Hougou che racchiude tra i più potenti Loa.
È di origine nago (Yorouba) è appunto un gruppo
di loa molto potenti,quasi tutti guerrieri o fabbri. In
tempo di guerra essi non scendono, ma in tempo di pace possiedono
molto violentemente i seguaci facendogli vestire abiti dal
colore rosso il loro preferito. Sono grandi amanti del rhum
che i fedeli tracannano senza sosta quando ne sono posseduti.
Papa Ogou: o S. Giacomo Maggiore, è il padre di tutti
ed è guaritore è rappresentato accompagnato
da un cane, Ogun Ferraille (o Hogou): sincretizzato con
S. Filippo, è il dio del ferro e del fuoco, e conosce
tutti i segreti della fusione dei metalli. In lingua fon
la parola "gou" significa fabbro cioè colui
che simbolicamente conosce e domina la potenza del fuoco,
riassumendo quelle prerogative che erano dei Marte e Vulcano
romani, proteggendo i prodotti del fuoco, cioè principalmente
le armi, è inoltre considerato un grande amatore
simbolo della potenza virile. Ogun Badagri o S. Giorgio
è la divinità della guerra, è aggressivo
e molto dedito all'alcool.
Ogou Ashadè è un bokor ,cioè un sacerdote
o stregone, potente depositario delle conoscenze della arti
medicinali delle piante, Ogou Balindjo considerato un terapeuta
è sincretizzato con S. Giuseppe o S.Giacomo Minore.
Un altra famiglia importante che trae origine dalle varie
divinità dell'altopiano di Abomey poi trapiantate
ad Haiti è la famiglia Guédé. Essi
erano divinità dei Gédévi, abitanti
dell'altopiano prima dei Fon e che una volta vinti furono
venduti come schiavi e trasportati ad Haiti, tanto che il
culto dei Guédé risulta quasi scomparso nell'attuale
Benin. Sono le divinità della morte e formano una
famiglia di circa 30 divinità per lo più loa
dei cimiteri: ne fanno parte Baron Samedi (Sabato francese)
il padre e capo simboleggiato da una croce e un teschio,
esso presiede al processo di zombificazione ed ha carattere
egocentrico ed ombroso, è sposato con Maman Brigitte
una nera sincretizzata con S. Brigida, che quando possiede
i fedeli li fa piombare in uno strano stato di catalessi
come fossero morti. Baron La Croix (croce franc.) và
invece a prelevare i morti dall'obitorio e li consegna al
Baron Cimetière, custode del cimitero. Vengono tutti
rappresentati come becchini che indossano cilindro soprabito
nero e occhiali scuri. Durante la festa dei defunti del
2 Novembre quando vengono festeggiati, viene danzata la
banda, un ballo a forti tinte erotiche, essi vengono invocati
alla fine dei riti dopo gli Ogoun e danzando parlano in
modo osceno, in quella occasione possiedono i fedeli che
vestono con frac rattoppati, occhiali scuri, batuffoli di
cotone nel naso e nelle orecchie e fumano sigari.
Altri Loa che fanno parte del pantheon voodoo sono:
Zaka o Azaka Médé che viene venerato come
nume pacifico dei lavoratori della terra e come protettore
dell'agricoltura, è simboleggiato da una lucertola
ed è anche protettore dei viaggiatori, sincretizzato
con S. Carlo. Erinle: lo spirito delle foreste, Agassou
la pantera o leopardo che fondò la regale dinastia
di Dahomey, Ayizan patrona dei mercati e delle piazze, delle
barriere e delle porte, è rappresentata da un serpente
e dalla palma reale, è simbolo di libertà
e potenza e sincretizzata con Il Cristo, è la moglie
di Legba e appare come una nera vecchia che cammina molto.
Il signore degli Hounfort ( i luoghi dei riti) e patrono
degli houngan ( i sacerdoti) è invece Loku Atissou,
è anche Dio degli alberi e conoscitore dei segreti
delle foglie nonché capo della scorta di Legba che
come lui sorveglia le strade e le case.
Dopo questo primo viaggio affronteremo nella terza parte,
una piccola storia della diaspora africana la fede, la magia
ed il folklore, i riti iniziatici, e la possessione.
Affronteremo poi nelle successive il vodoo di New Orleans,
l'Hoodoo, ed una attenta analisi dei testi blues alla ricerca
della tradizione afroamericana. Infine alcune riflessioni
di musicologia sulle corrispondenze africane con il blues
.
(Fred)
[part I]
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